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Pallone, Sport

Il Chelsea dei Cattivi – Perché i Blues di Benitez hanno vinto la finale di Europa League

di Matteo Serra

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Era lampante, solare, almeno per me. Dopo i primi 15-20 minuti di partita già si è visto chiaramente che il Benfica, ad Amsterdam l’altra sera, avrebbe lasciato Coppa, lacrime e acidi gastrici.

We Want Mou

I tifosi del Chelsea contro Benitez anche durante la finale

Eppure le motivazioni c’erano tutte: pochi giorni prima, contro il Porto, “le Aquile” avevano salutato al 93esimo la possibilità di vincere la Liga Portuguesa e la finale di Europa League sarebbe stata, oltre che una desiderata rivincita, anche un ottimo modo per coronare un’annata comunque molto positiva.

Davanti, però, c’è il Chelsea. Se sottovaluti quei cani randagi vestiti da puffi sicuramente mastichi amaro. Per loro la stagione non è stata proprio eccezionale. Detentori della Champions, escono ai gironi e in Premier tra alti e bassi si accontentano del terzo posto. Rafa Benitez, mai accettato dagli spalti dello Stamford Bridge, nostalgico di Di Matteo, vuole lasciare un segno prima di mollare la panca, anche per zittire un po’ i suoi detrattori.

 L’Antifona Bella da vedere la squadra di Jorge Jesus. Rapida, armonica, tecnica.Sulle fasce Nico Gaitàn e Salvio volano che manco i sassi di Maradona ai giornalisti, davanti Cardozo è un pericolo costante (quanto ricorda Trezeguet), a centrocampo Matic detta i tempi e Enzo Pérez doppia il volenteroso Ramires.

Del Chelsea nemmeno l’ombra. John Terry osserva dalla tribuna (pessimi precedenti con le finali), Torres non la vede mai, David Luiz, adattato mediano, è un pesce fuor d’acqua e Lampard ci prova, ma mica può fare tutto lui.

Così dopo una mezz’oretta in cui i Rossi di Lisbona occupano la trequarti avversaria, ma non tirano in porta mai, quasi temessero di fare male al pover’ uomo col caschetto tra i pali, proprio il caro Frank tira una stecca con un effetto fisicamente inspiegabile verso Artur, che finalmente può dire “ehi ciao! Ci sono anch’io”.

Qui si delinea la differenza tra le due squadre:

Noi siamo i Rossi e vogliamo mostrare un bel calcio, strappare applausi, cercare la giocata di fino.

Noi invece siamo i Blu, vogliamo solamente vincere e se questo vuol dire starsene chiusi e fare al massimo tre passaggi per arrivare a calciare in porta, beh sarà quello che faremo.

L’Episodio Rivelatore Il secondo tempo continua sulla stessa falsa riga del primo: il Benfica gioca, il Chelsea no.

Così dopo un’ ora di partita i portoghesi producono l’ennesima buona azione: Gaitàn salta Azpilicueta e crossa benissimo per Salvio che la poggia per Cech come fosse un retropassaggio al proprio portiere.

A quello non gli sembra neanche vero, la gioca rapida con le mani, lunga verso Mata che la sfiora appena mandando fuori tempo Garay, Torres la prende e corre come se non ci fosse un domani, qualcuno dalle tribune uccella il povero Luisao e lo spagnolo fischiettando salta Artur e fa uno a zero. Un gol brutto, brutto, brutto. Ma anche l’azione simbolo di questa partita. La cattiveria di Torres decide sulla sufficienza di Garay prima e sull’eccesso di sicurezza di Luisao poi.

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Il teatrale Jorge Jesus, tecnico del Benfica.

Vana Illusione Se non era abbastanza chiaro prima, sul pareggio, adesso il fatto che il Chelsea se la porta a casa è un 2+2. E il pareggio su rigore di Cardozo, l’unico della sua squadra ad essere sopra la media a livello sia tecnico che caratteriale, è solo una boiata di Azpilicueta volta esclusivamente a illudere il mestissimo Jorge Jesus, che ti si spezza il cuore ogni volta che lo inquadrano.

Così a tre minuti dalla fine, ancora Lampard fa tremare traversa e 30mila tifosi del Benfica con uno di quegli UFO che di tanto in tanto gli parte dagli scarpini, fornendo l’antipasto di quella che sarà, inesorabilmente, la vittoria Blues. Ampiamente nel recupero Mata crossa dalla bandierina e un serbo che passava lì, che fino a quel momento non stava proprio esibendo la miglior performance in carriera, si appende alle nuvole e spedisce la palla dove nemmeno Mr.Fantastic o l’ispettore Gadget potrebbero metterci una pezza, mandando i titoli di coda.

I Famosi Attributi Non c’è niente da fare. Si può parlare di sorte, di episodi, di destino. Io dico di no. Ciò che decide le partite, le cambia davvero, ne sanziona il vincitore in incontri come quello di mercoledì sera, è la Fame, la cattiveria agonistica, i rinomati Attributi. E l’ultimo esempio lo dà Gary Cahill, la riserva di Terry per intenderci, quando sull’assalto finale dei portoghesi, con un tackle che non gli appartiene, toglie letteralmente il pallone dai piedi di Cardozo che doveva solo spingerlo in porta per rimandare il verdetto di una mezz’ora.

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Cahill salva il risultato su Cardozo, è il 94′.

E’ solo così che si vince, volendolo più dell’avversario. Torres l’ha voluto più di tutta la difesa del Benfica quando ha messo l’uno a zero. Ivanovic più dei suoi marcatori quando ha staccato in area per prendere quel calcio d’angolo. Cahill più di Cardozo quando gli ha negato il pareggio.

Ok, le dinamiche del calcio sono imprevedibili e ingovernabili e questa è la prima regola per chi cerca di capire questo sport. Ma più di tutto, più dell’organizzazione e della tattica, più del talento e della tecnica, sono il furore e la cattiveria agonistica a decidere chi alla fine alza i trofei e chi va via solo con la medaglia.

Matteo Serra

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Matteo Serra

Sardo di montagna fuorisede a Roma, laureato in comunicazione e istruttore di scuola calcio. Se solo avessi un gatto lo chiamerei Birindelli. @resoett
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Sardo di montagna fuorisede a Roma, laureato in comunicazione e istruttore di scuola calcio. Se solo avessi un gatto lo chiamerei Birindelli. @resoett

  • helenioguttmann

    Bhe, il messaggio dell’ articolo non fa una grinza.