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Pallone, Sport

La macchina perfetta del Bayern Monaco contro i ragazzi terribili del Borussia Dortmund: Perché questa finale non ha una favorita

di Matteo Serra

Finale champions

I risultati delle finali sono la massima espressione dell’imprevedibilità del giuoco del pallone (quanto mi piace scrivere GIUOCO). Perché quello che racchiudono le partite così va ben oltre il discorso tecnico, oltre i concetti di forza e atletismo. Se poi la finale in questione è quella della Champions League e vi si scontrano due squadre connazionali che in campionato si sfidano da tre anni senza esclusione di colpi, difendendo valori  e interpretazioni totalmente agli antipodi, appare chiaro che l’epilogo non sarà sottoponibile alla normale prevedibilità. Quindi non vi lasciate ingannare dalla sbruffonaggine di Karl-Heinze Rummenigge (“Viciamo noi, sicuro!”) o dal risultato della semifinale col Barcellona, perché ok si, il Bayern è una squadra che fa veramente paura, ma non è irragionevole dire che Heynckes avrebbe preferito incontrare il Real in finale, anziché le api di Vestfalia. Questo perché il misterioso Jürgen Klopp, che in un romanzo di Stephen King non sfigurerebbe affatto, ha messo su un collettivo di proiettili impazziti, che gioca senza timori reverenziali e non si risparmia contro nessuno.

Uno contro Uno Premettendo che sarà una partita tremendamente nervosa e voleranno botte che in confronto un match WWE è il gioco della bottiglia, è interessante analizzare i numerosi duelli che questa sfida propone.

In mediana i colpi di Schweinsteiger e Ikai Gündogan saranno una gioia per gli occhi che i violenti Javi Martinez e Bender non meriterebbero neanche di vedere così da vicino. Blaszczykowski sulla fascia proverà a sfruttare la sua rapidità, dove il giovane austriaco(?) Alaba è chiamato all’esame di maturità. Al centro della trequarti Reus è un acceleratore puro di reazioni calcistiche e l’assist contro il Malaga  ne è la dimostrazione scientifica.

Poi se lì davanti c’è un tizio come Lewandowski, che la butta dentro ogni infortunio di Pato(frequentemente), allora si capisce come il cotonatissimo Dante e il meno tamarro dei fratelli Boateng abbiano tutti i motivi per stare in apprensione. Certo, dall’altra parte del campo mica si scherza. Che giochi Gomez o Mandzukic poco cambia; uno è più dinamico e l’altro più forte fisicamente, ma se hai dietro tutto quel bendiddio devi solo aspettare che la palla ti rimbalzi addosso ed entri in qualche modo.

aldo

Thomas Muller, credo.

Per Subotic, lento e muscolare, il compito di assorbire le incursioni centrali del mostruoso Ribery peserà tremendamente e Hummels dovrà raddoppiare sui temibili movimenti a convergere di Robben. Müller, poi, è immarcabile. A vederlo spuntare in mezzo all’area e buttarla dentro con qualsiasi parte del corpo viene irrimediabilmente da pensare ad Aldo Baglio nella mitica Italia-Marocco di Tre uomini e una gamba.

Vendetta Arjena  Arjen Robben da Bedum, Olanda, merita una citazione particolare. Perché lui, l’uomo che ha rubato lo scalpo ad Attilio Lombardo, ma lo cura un po’ meglio del ex-proprietario, qualche sassolino dalla scarpa se lo vorrebbe togliere.

Il suo rigore sciaguratamente fallito nei tempi supplementari della partita col Chelsea, sembrava aver annullato tre stagioni di giocate fantastiche, assist e gol decisivi e i tifosi del Bayern lo avevano messo da parte, proprio come aveva fatto Heynckes, preferendogli Toni Kroos.

Solo l’infortunio del trequartista tedesco gli ha permesso di rientrare in campo con continuità e non si può certo dire che lui ne abbia fatto sentire la mancanza. Il gol contro il Barcellona nasce dalla sua giocata classica, a volte un po’ prevedibile forse, ma letale. Palla raccolta sulla destra, corsa in orizzontale verso il centro del campo e bolide a effetto sul palo lontano. Tanti saluti.

Lombardo Robben

I gemelli del gol

Il Traditore  Vedere come Mario Götze avrebbe reagito alla bolgia di Wembley , col suo faccino da High School Musical e il suo atteggiamento da ultimogenito viziatino, sarebbe stato di certo più divertente e anche esteticamente piacevole rispetto alle performance del goffo, seppur efficace Großkreutz.  Invece “das Kleine Genie”(il piccolo genio)  non sarà in campo, vittima di un infortunio alla coscia destra, che proprio non si decide a guarire(guarda un po’!). In effetti non deve essere facile giocare una finale di Champions League da avversario di tutti. I tuoi tifosi ce li avresti contro, perché dopo che ti hanno visto crescere e ti hanno eletto come idolo e bandiera, dopo che hanno visto in te un eroe, un nobile gotze nocavaliere giallo-nero che incarna i principi di fede, umiltà e gioventù, tu cosa fai? Firmi con il nemico che nemmeno è finito il campionato. E neppure i tifosi che ti accoglieranno dopo l’estate sarebbero felici di vederti, perché del resto giochi ancora con gli odiati avversari e l’anno scorso il tuo gol nello scontro diretto gli ha fatto perdere un campionato che per la logica dei milioni non poteva non appartenere a loro.

La Guerra dei Mondi Quella di domani sera, più di altre volte, sarà una finale di Champions dalla quale attingere numerosissimi spunti  riguardo il livello raggiunto dal calcio europeo e l’evoluzione che potrebbe avere in futuro. Questo perché le finaliste stanno mostrando, in questi anni, i migliori risultati del continente sia dal punto di vista manageriale, sia a livello tecnico. Il Bayern negli ultimi anni ha investito tanto, ma non lo ha fatto a sproposito, utilizzando i premi ricevuti dai buoni risultati in Coppa e dai profitti di uno stadio, L’Allianz Arena, che è tra gli impianti più avanzati d’Europa. Il Borussia Dortmund è una società che fino a cinque anni fa era sull’orlo del baratro, ma con un grandissimo lavoro sui giovani e un mercato attento e mai eccessivo è riuscita ad arrivare ai vertici, dimostrando di avere le potenzialità per rimanerci a lungo.

Focalizzando l’attenzione sulla mentalità con cui le due squadre, quindi i due tecnici, interpretano il gioco, si scopre che, partendo da uno stesso modulo, un 4-2-3-1 molto in voga in questo periodo, sviluppino un calcio diverso e spettacolare, ognuno a suo modo. Il Bayern Monaco è una corazzata atipica, che unendo lo strapotere fisico e atletico di tipi come Dante e Martinez, la tecnica di Ribery e Robben e la grande corsa e il sacrificio di Müller e Lahm, produce un calcio fatto di pressione alta, possesso, e improvvise accelerazioni degli esterni, accompagnate puntualmente dai terzini. Il Borussia ivece punta sull’imprevedibilità dei suoi interpreti offensivi, sulla verticalità e sui calci da fermo: Reus, Blaszczykowski e Götze(Großkreutz) si scambiano di continuo le posizioni e, ricevendo la palla da difensori con piedi abbastanza educati(vedi Hummels, quando non gioca contro il Real), verticalizzano con meno tocchi possibili verso un attaccante mobilissimo e spietato, Lewandowski.

Capire che partita ne verrà fuori, se a prevalere sarà il cannibalismo calcistico dei “Roten” o la freschezza e la fantasia dei “Schwarz-gelben”, è un enigma che non si può risolvere. Quello che è certo è che, comunque vada a finire, la notte di Londra offrirà emozioni forti, un atmosfera magica,  giocate spettacolari e soprattutto tanta, ma tanta, tanta birra.

Matteo Serra

Bira

Le famose barzellette di Schweinsteiger

Matteo Serra

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Sardo di montagna fuorisede a Roma, laureato in comunicazione e istruttore di scuola calcio. Se solo avessi un gatto lo chiamerei Birindelli. @resoett
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