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Deflagrazioni della domenica, il ritorno del Chino e altri botti – CS S02 Ep05

di Crampi Sportivi

buffon

Le analogie tra un gol dalla distanza e una deflagrazione sono tante. C’è il tiro (l’innesco), l’attesa che la palla finisca in rete (detonazione) il silenzio che precede lo scoppio (che in Holly e Benji è sempre mancato) e infine l’esultanza e il boato del pubblico (esplosione ed eventuale reazione a catena).

In realtà non essendo artificieri non sappiamo niente di queste cose, però riteniamo che questa settimana calcistica sia stata ricca di deflagrazioni, da quel punto di vista, alcune del tutto inattese. Altre affatto convenzionali, e ribaltano perfino la premessa iniziale. Tenetevi forte.

I migliori gol

1. Destro (Roma-Hellas Verona 2-0)

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25 gol in 52 partite. Tutti dentro i canonici 16 metri. Fino a sabato. Già, perché Destro, attaccante d’area, non aveva mai segnato da fuori. Poi sabato scorso, dopo una partita piuttosto complicata sbloccata per la Roma solo da un altro tiro piuttosto improvviso di Florenzi, la palla vaga poco oltre la metà del centrocampo, Destro stoppa di petto, e scaraventa la proverbiale mina di collo pieno che sorprende il portiere Gollini (un’altra promessa, segnatevi questo nome), un po’ attardato fuori dalla porta. Destro dice che ci pensava da tanto, a un gol così, ma la verità che ad un gol così ci pensano tutti i calciatori, dai campioni a quelli di scapoli vs ammogliati, da Stoppelkamp al pischello dell’oratorio sotto casa.

2. Pellè (Southampton – QPR 2-1)

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Si parla tanto di fuga dei cervelli. Bisognerebbe soffermarsi anche su quella dei piedi buoni. Graziano Pellè (di cui proprio ieri abbiamo abbondantemente parlato qui) ha giocato ottime stagioni in Olanda facendo innamorare Louis Van Gaal e Rambo Koeman, mica due scemi. Proprio Koeman l’ha voluto con sé anche al Southampton. E nelle prime sei partite ha già segnato quattro gol. Quello di sabato scorso è il gol che ogni bambino sogna di fare: una rovesciata. Pellè riceve una sponda di testa in area di rigore. È spalle alla porta, un difensore del QPR lo marca stretto, altri due sono pronti a raddoppiare o triplicare la marcatura. Pellè stoppa di destro e la palla gli rimane alta: l’unica cosa da fare è anche la più bella e, soprattutto, la più difficile. E Pellè la fa, esegue la torsione e colpisce di destro, di collo pieno, come abbiamo sognato di fare mentre guardavamo “Holly & Benji”. Se l’hanno ribattezzato The italian goalmachine, ci sarà un perché. Speriamo che Conte capisca l’inglese.

3. Brzyski (Lech Poznan – Legia Varsavia 2-2)

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In certi casi, la volontà non conta. Quello che importa è il risultato finale. Tomasz Brzyski, forse, potrebbe tenere una lezione su quanto il caso spesso trascenda la singola volontà umana. L’altra sera, il suo Legia Varsavia era sotto di due gol in casa contro il Lech Poznan. Al settantaseiesimo, il trentaduenne terzino polacco riceve palla sulla fascia sinistra, all’altezza della trequarti, avanza, guarda in mezzo all’area avversaria e calcia. Un cross, vista la distanza siderale dalla porta e, soprattutto, visto quello sguardo a cercare gli inserimenti dei suoi compagni. Il sinistro è forte e colpisce la palla mentre questa sta rimbalzando dopo lo stop e la breve corsa in avanti. Il sinistro è forte e assume una traiettoria strana che beffa tutti, sia gli attaccanti del Legia che il portiere del Lech. Caso o volontà, poco importa. Brzyski ha dato avvio alla rimonta del Legia (finirà due pari) con uno di quei gol che prima ti lasciano a bocca aperta e poi ti fanno dire piano “fortunello”, quando sai benissimo che tu, un gol del genere, non lo faresti nemmeno con una deflagrante botta di culo.

4. Jagielka (Liverpool-Everton 1-1)

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Essere la squadra meno blasonata della città, a meno che non ti comprino gli emiri e poi cominci a collezionare campioni come figurine, non è mai facile. Lo sanno bene quelli dell’Everton, che non è che non abbiano vinto proprio nulla, ma è passato tanto tempo dall’ultima volta che il Liverpool è ormai la squadra più nota tra le due. Rimangono allora le soddisfazioni negli scontri diretti: segnare nel recupero, sotto di uno a zero dopo il gol di Gerrard, con una rete del proprio capitano (un inglese col nome polacco, Phil Jagielka) rientra senz’altro nelle grosse soddisfazioni. Specie se il gol è una stilettata fortissima, da poco fuori area, direttamente all’incrocio dei pali. Più netto e più “possibile” del gol di Destro, Jagielka arriva da chissà dove, quella palla è solo sua, si insacca dritta dritta dove il portiere non può arrivare.

5. Il ritorno del Chino

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Il 1976 deve essere stato un anno fortunato, un anno in cui gli spermatozoi erano carichi di classe e il corredo genetico dei campioni era pronto ad aspettarli negli ovuli materni. Nel 1976 sono Francesco Totti, Andriy Shevchenko e un certo Luis Nazario da Lima Ronaldo. Nel 1976 è nato anche Álvaro Alexander Recoba Rivero, El Chino, l’uruguaiano con gli occhi a mandorla e un sinistro di una bellezza rara. Recoba, a trentotto anni, è decisivo nel Nacional Montevideo. Sabato, per la terza volta da quando indossa la tricolores, ha fatto gol da calcio d’angolo. Gol olímpico, lo chiamano in America Latina, da quando, nel 1924, l’argentino Cesáreo Onzari segnò da calcio d’angolo contro l’Uruguay che aveva da poco vinto i Giochi Olimpici di Parigi. Due giorni fa, contro i Wanderers, Recoba ha calciato dal corner destro. La palla ha disegnato una traiettoria arcuata sul secondo palo, ha sbattuto contro il legno ed è entrata. Un colpo da biliardo.

Le giocate della settimana (nel bene e nel male)

1. Todo cambia

http://www.youtube.com/watch?v=sVDSs3LFhGE

Si dice che Buffon non sappia parare i rigori. Il fact-checking dei video su youtube dice il contrario. Nella sfida tra Juventus e Atalanta Buffon non solo para il rigore di Denis, ma fa anche lo spaccone confondendo el Tanque e indicandogli due volte il lato sul quale si butterà. Poteva essere l’1 a 1, invece di lì a poco Tevez siglerà il 2 a 0. Sliding doors, wormhole, è andata così.

2. Ibarbo forever (Inter-Cagliari 1-4)

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Per carità, Zdenek Zeman è imprevedibile e porta lo scompiglio laddove tutto sembrava scontato, ma non si capisce proprio perché la vulgata pre-campionato volesse Ibarbo panchinaro sicuro all’arrivo del boemo in terra sarda. D’altronde il colombiano corre come il vento che soffia nella tempesta, e Sdengo queste cose le ha sempre apprezzate. Dal canto suo l’attaccante ringrazia, saltando quattro uomini – tra cui Handanovic – sulla fascia e mettendo al centro la palla del 3 a 1 per i sardi.

3. Provaci ancora, Hoffmann

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(Not so long time ago, in a galaxy far, far away called “qualche serie minore tedesca…”)

Non te la prendere, Dustin. No, scusa, Phillip. Sai bene quanto siano volubili le leggi della fisica. Per loro “no” è “sì” e “sparisci” è “prendimi, sono tua”. Ps. ah, ma quindi non eri morto.

4. Vedi alla voce “contropiede”

http://www.youtube.com/watch?v=QjEDYM2_-l0

Ha segnato di nuovo Cristiano Ronaldo, va bene (dieci gol in cinque partite di Liga, una cosa sovrumana). Ma questa volta deve dividere i meriti con James Rodríguez e Karim Benzema. I tre galacticos costruiscono un’azione che andrebbe allegata alla voce “contropiede” del Grande Dizionario del Calcio. James recupera palla poco oltre la difesa madridista e fa un lancio di sessanta metri per Benzema, che si è lanciato ad aggredire lo spazio coperto male dalla difesa del Villarreal. Il centravanti francese controlla di testa, fa a sportellate con un avversario, lo elude arrestando la sua corsa e serve con precisione Cristiano Ronaldo, che deve solo aprire il piattone e metterla dentro. Ecco perché, pur non giocando una partita eccellente, il Real Madrid riesce a portare a casa il risultato: perché ha dei calciatori che fanno cose strabilianti in modo naturale.

5. Dalla Scandinavia con un pallonetto

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Il danese Kron Delhi del Celta di Vigo inventa un pallonetto che scavalca tre uomini e manda Nolito in gol per l’1 a 0 contro l’Elche. Non male.

Extra. La giocata sporca

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La foto riassuntiva di Inter – Cagliari pubblicata sulla pagina Facebook ufficiale della Serie A mostra i ragazzi di Zeman che festeggiano dopo uno dei quattro gol. Fin qui tutto normale. Ma c’è un particolare che non si può far finta di ignorare: i pantaloncini di Avelar. Sono bianchi e, si sa, il bianco non è un colore amico. Proprio all’altezza del culo, i pantaloncini di Avelar recano una chiazza marrone. Una macchia di terra causata da una zolla infida del terreno di San Siro? Nella foto, Avelar salta e ha le gambe leggermente divaricate: la macchia è proprio tra le chiappe, c’è poco spazio per i dubbi. Vuoi per la tensione accumulata prima della partita, vuoi per l’emozione di vincere in modo così schiacciante a San Siro, vuoi per il sollievo di aver abbandonato l’ultimo posto in classifica, Avelar ha fatto la giocata sporca.

Le cartoline della settimana

Via col vento

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Non si capisce se gli dica qualcosa. Se stia pensando di mordergli l’orecchio. Se sia più una cosa vicino ad un bacio. Di sicuro lo cerca, lo vede, lo indica, prende la rincorsa, gli salta addosso, l’affetto che equivale a fiducia che l’allenatore, Rudi Garcia, non gli fa mai mancare, in pubblico sicuramente, e possiamo presumere anche in privato a questo punto. L’altra settimana Destro era uscito dal campo sbuffando, e su e giù la stampa aveva ricamato. Ma i due sembrano andare decisamente d’accordo. E mentre sono lì, abbracciati, a completare la scena da buddy film arriva un po’ d’acqua a bagnarli. La scena è tutta per loro, l’amore trionfa.

Torna a casa Lassie

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Sabato pomeriggio, nel cielo sullo Stadio El Madrigal è comparso un aereo che trascinava una scritta. Non era Carlos Wieder, il pilota autore di poesie aeree in “Stella Distante” di Roberto Bolaño. La scritta comparsa su Villarreal – Real Madrid era un messaggio d’amore direttamente dalla lontana Manchester e il destinatario era Cristiano Ronaldo. “Come home Ronaldo”, firmato United Reel. Torna Cristià, ‘sta casa ‘shpiett attè.

Casa Thohir

thohir

Ti fai una quantità improponibile di ore di viaggio per raggiungere Milano dall’Indonesia. È la tua squadra, non nel senso di squadra del cuore, ma nel senso che metti i soldi per acquistare i calciatori e pagare gli stipendi. Porti con te anche tua moglie, la partita è una buona scusa per vedere Milano, per fare un giro in centro, fare la foto con il Duomo sullo sfondo come ogni buon turista fa, e magari ci scappa pure un po’ di shopping tra via Montenapoleone e via della Spiga. La partita dovrebbe essere una pratica semplice da sbrigare: se Zeman manda tutti all’attacco, basterà stare attenti in difesa e ripartire in contropiede. C’è Palacio titolare, sorridi guardando il tabellone che scandisce le formazioni. Alla fine del primo tempo, quattro a uno per il Cagliari. E tu ti rifugi nello schermo dello smartphone, mentre lei attende a braccia conserte che questo spettacolo impietoso finisca presto. L’amore è anche voler essere entrambi da un’altra parte.

Rubamazzetto

Durante il match di Ligue 1 tra Guingamp e Montpellier l’arbitro decide di espellere l’estremo difensore Samassa per proteste. Be’, l’inconsapevole anarco-insurrezionalista Benjamin Angoua non ci sta, e decide di giungere in aiuto del compagno portando la protesta a un nuovo livello. Tenta di sottrarre due volte il cartellino rosso all’arbitro. Poi Samassa verrà espulso lo stesso, Angoua no.

Eroe.

rubamazzetto

Articolo a cura di Sebastiano Iannizzotto, Luca Peretti e Simone Vacatello

Crampi Sportivi

Lo sport raccontato dal divano, Zinedine Zidane e Dennis Rodman a cena dal professor Heidegger.

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Crampi Sportivi

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  • mari

    perché,si chiama rigore quello tirato da Denis?era na ciofeca..no,no,il primato di Handanovic rimane inarrivabile..