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Cartoline di marzo, una rovesciata e partite brutte – CS S02 E27

di Crampi Sportivi

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La partita della settimana
Napoli – Inter

Se, con grande sprezzo di tutta la filosofia e estetica mondiale universale, definissimo come bello semplicemente tutto ciò che richiede l’applicazione del pensiero oltre la pura gradevolezza estetica, potremmo dire che Napoli – Inter non è stata una bella partita per una cinquantina di minuti. Intensa, certo, grandi capovolgimenti, sicuro, però brutta. Sembrava che nessuna delle due squadre avesse un ruolo specifico, un pensiero da inseguire, nella grande commedia del posticipo della domenica; quindi tutto era sulle spalle di pochi istrioni (Mertens e Guarin rispettivamente) mentre gli errori a centrocampo si sprecavano da una parte e dall’altra.

FourFourTwo (1)

FourFourTwo

Queste sono le statistiche dei passaggi prima del gol di Hamsik

C’è voluto il colpo di testa di Hamsik per risvegliare la partita e permettere al Napoli di essere il Napoli e all’Inter di agire di conseguenza: l’Inter attacca con più convinzione e quindi scoprendosi un po’ di più, il Napoli difende e riparte. Tant’è che Higuain, ad un certo punto, stufo di questi ruoli e di questi giochetti, tira fuori un gol pazzesco che illumina il San Paolo e il posticipo di campionato.

Questo gol paradossalmente fa risvegliare ancora di più l’Inter, sospinto a sinistra da quel bell’ometto che è Santon, che con l’ombra di Palacio (che è come Palacio, solo gioca peggio) mette un gol bruttone dopo una serie di rimpalli in area di rigore che avrebbe fatto sentire male qualunque allenatore. Il divertimento vero inizia però all’ottanteseiesimo. Per tutti quelli che hanno deciso di aspettare e soffrire con questa partita che si trascina, sempre l’istrionico Guarin entra in area e viene trattenuto da Henrique: calcio di rigore. Sul dischetto va ovviamente Icardi. Viene illuminato da una serie di laser, fischiato, scoraggiato. La sua risposta è questa – che avvalora la tesi che Icardi sia un giocatore che dal rifiuto e dai fischi tragga il suo essere micidiale.

Riconoscere la grandezza

La bellezza in questa domenica del nostro massimo campionato invece giocava a Udine. In una bella partita giocata apertamente tra Udinese e Torino, succede che Quagliarella faccia un gol dei suoi, arrivando in doppia cifra anche quest’anno. Succede che ai padroni di casa questo non vada giù, e Di Natale pensa bene che anche lui potrebbe arrivare in doppia cifra; ci mette due minuti a metterla dentro e, oltre al momentaneo pareggio, ottiene un risultato ragguardevole: Totò va in doppia cifra per il nono anno consecutivo, ed è a soli due gol in Serie A da quel signore col codino, tra l’altro.

Riconoscere la bassezza

Quando assomigli ad una barbie in carne ed ossa la gente non ti prende mai sul serio.
Lo sa bene Philippe Mexes che nell’intervallo di Milan-Verona non ha paura di dichiarare ai microfoni di Sky “vinceremo questa partita” come se stesse dicendo che il Parma finirà ultimo in classifica. Per colpa dei pregiudizi di cui sopra nessuno gli ha creduto (anche un po’ per colpa del Milan) e quindi ha dovuto fare tutto da sé per non essere visto come “la solita bionda” e 15 minuti dopo era lì a far carambolare il pallone in rete.
Purtroppo però, nonostante le strategie architettate dal nostro (vi consigliamo di vedere questo vine) il Milan è l’unica squadra al mondo che mentre vince in casa a 20 secondi dalla fine si fa bucare al centro della difesa da un lancio alla viva il parroco… ma si sa come dice il proverbio: in Italia ci sono 60 milioni di allenatori, poi c’è Inzaghi.

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Riconoscersi

Altro momento notevole in questo turno del nostro maggiore campionato è Samuel Eto’o, che per un momento sabato sera deve aver pensato “ah aspetta, ma io sono quel Samuel Eto’o” e ha deciso di silurare la porta di un Cagliari sempre più in rotta.

Vedere la Roma sta diventando un Calvario per qualsiasi tifoso, e se già è un agonia per i tifosi neutri, diventa una pera di Lexotan e rimpianti per chi la Roma la tifa e che ogni volta deve sorbirsi questo strazio.

Per il sottoscritto, che appartiene a questa seconda schiera, il pomeriggio di Verona sponda Chievo è stato un deja-vù del pomeriggio di Verona sponda Hellas, con un orrendo episodio in mezzo. In un contrasto di gioco con Nainggollan la gamba di Leonardo Mattiello è rimasta sotto, spezzandosi minando le certezze di questo giovane centrocampista diciannovenne scuola Juve. Il gesto di Keita e Gervinho che rincuorano il ragazzo in barella è stato l’unico gesto salvabile di una domenica da dimenticare nell’ennesimo pareggio consecutivo per i giallorossi. Intanto, tra i lati positivi, l’operazione di Mattiello è andata bene.

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Dichiarazione d’amore #1

Ho poi bisogno di fare outing: la Serie B (Bwin o come si chiama) è molto più bella ed appassionante della A (A Tim o come si chiama). Sarà perché mi piace l’epica, i giocatori dai nomi improponibili, le trasferte a Chiavari o il persistente eroismo del Cittadella, la Diretta Gol di B è un rito che non stanca mai a casa mia, retaggio di tempi andati con (quasi) tutti i match in contemporanea.
Il Livorno è la squadra di maggior prestigio per la serie (se si esclude il Bologna) e pur venendo da un periodo claudicante aveva bisogno di fare punti con la Ternana, club a cui i tifosi amaranto portano in dote un gemellaggio forte. Il punto esclamativo nella vittoria in rimonta lo mette Gabriel Appel Pires. E lo fa in maniera molto brasiliana, da calcio in strada di Resende, suo luogo di nascita, o da calcio sulla spiaggia. Una rovesciata stratosferica che fa esplodere il “Picchi”. È al primo gol assoluto da quando è arrivato a Livorno, il secondo in B dopo una rete targata 2012 con la Pro Vercelli. E io ribadisco il mio outing.

Cartoline dalla Spagna

In Spagna il campionato è decisamente più aperto rispetto al nostro. In 8 punti se la giocano quattro squadre, due madrilene e due catalane. Sabato il Real Madrid è stato fregato al San Mamés da quelli dell’Atletico che con una vittoria di misura lo stoppano. È stato fregato anche il Chicharito Hernandez da questo tiro da centrocampo di Bale che sembrava indirizzato in porta.

Hernandez ha visto qualcuno che credeva di conoscere e poi invece non era lui

Il giorno dopo il Barcellona non se lo fa ripetere due volte e passeggia allegramente sul Rayo Vallecano: 6 a 1, con doppietta di Suarez e tripletta di Messi. Il primo gol di Suarez è secondo me micidiale, e fa tornare in mente l’istinto animalesco del gol dell’uruguaiano, ogni tanto attutito dai colori blaugrana. Credo che quel pallone sarebbe potuto entrare in un sacco di modi, ma Suarez lo mette nel modo più cattivo, un mezzo esterno destro da sinistra, potentissimo.  

Cartoline dalla Francia e dichiarazione d’amore #2

Il sensucht è quel sentimento indefinito tratto da un termine tedesco che accompagna l’uomo di fronte alla maestosità della Natura, incapace di cogliere i suoi aspetti più reconditi e capace solo con la contemplazione di rendere il doveroso omaggio. Questo termine ha inoltre il vantaggio di essere stato assorbito nella mia mente tra le miriadi di nozioni che ascoltavo distrattamente a scuola. Per questo mi ritorna utile oggi, quando ogni volta che vedo giocare Ibra mi mancano gli aggettivi per rendere giustizia all’umano.
Come nel celeberrimo quadro “ Viandante sul Mare di Nebbia” di Caspar Friedrich vengo estasiato di fronte alla prospettiva dell’infinito a cui assisto, in un romanticismo molto materiale, alto due metri e col codino. Lo scavetto sotto di Ibra per il quarto gol di Pastore al Lens è antologia. E soprattutto non è spiegabile razionalmente, specie se effettuato da un Titano nordico.

  C’è poi un motivo perché il Psg, ad oggi, nonostante lo strapotere tecnico e il divario dato dal faraonico budget dei nababbi arabi, non abbia ancora ammazzato il campionato e anzi si trovi ad inseguire. Il Lione di Fournier volta a 57 punti, sopravanza i Parigini e risponde colpo su colpo abbattendo 1-5 fuori casa un volenteroso Montpellier (che, c’è da dirlo, anche all’andata ne aveva presi 5 e segnato 1). Dato per assodato che Lacazette è ad oggi uno degli attaccanti più prolifici d’Europa (e per non sbagliarsi, anche a questo giro doppietta e quota 23 in stagione), un altro giocatore sta salendo all’onore delle cronache, ispirato da un Gourcuff finalmente nel pieno della sua maturità calcistica. Di Nabil Fekir sentiremo sicuramente parlare. Il 22enne franco-algerino, seconda punta rapida, ha una propensione a buttarla dentro con facilità. Alle 13 presenze di questa stagione abbinava fino a ieri 5 gol, cifra che si alza a quota 7 dopo la doppietta. Apre lui l’azione del primo gol, terminandola con un preciso tiro a giro. Sul secondo è ancora deliziosa l’intesa con Gourcuff, finalizzata da una lob alla Federer.

Per completare, qualche invidioso voleva rovinare l’intervista a Steve Mandanda, ma lui ne viene fuori con un aplomb invidiabile. Ci si aspetterebbe che rinviasse lungo sul viso del mittente, ma lui si limita a sorridere e porge la bottiglia al giornalista con tenerezza. Perché Thug Life allora? Internet è la patria degli stereotipi, dai, non dobbiamo spiegarvelo noi…

 

Cartolina dalla Germania

Al Chelsea ci vedono bene, anche quando il largo raggio degli osservatori permette plusvalenze e prestiti a altri beneficiari. Tre dei migliori quattro marcatori della Bundesliga sono ex Blues: se su de Bruyne e Robben i dubbi sono relativamente pochi, è il quarto nome a sorprendere.  Dopo 13 gol in quattro stagioni al Wigan e 1 in ventidue presenze a Birmingham, sono già 6 le reti di Franco di Santo al Werder Brema, dove l’ex Audax Italiano sembra essere rinato. L’argentino da Mendoza ha deciso così il match contro il Friburgo, con un tiro a giro difficile da spiegare se non per immagini.

“Avevate quel brutto problema con le ragnatele lì in alto?”

Articolo a cura di Sebastiano BucciMattia PianezziFrancesco Quintano

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Lo sport raccontato dal divano, Zinedine Zidane e Dennis Rodman a cena dal professor Heidegger.

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