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Pallone, Premier League

Cherry on a pie – La promozione del Bournemouth

di Gabriele Anello

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Sabato 2 maggio, ore 14:09, meridiano di Greenwich. Al “The Valley” di Floyd Road, si sentono chiaramente tre fischi. Spesso significano la fine di una partita. Stavolta, sono la sequenza d’entrata per la festa. Con il 3-0 in trasferta al Charlton, il Bournemouth non è solo promosso, ma anche campione della Championship. È la prima volta in Premier League delle Cherries.

Il canale YouTube del Bournemouth è tipo il migliore al mondo.

Solo cinque giorni prima – nella gara vinta contro il Bolton – il club aveva festeggiato la probabile promozione. In Inghilterra, il criterio discriminante non riguarda gli scontri diretti, bensì la differenza reti. Il +18 del Bournemouth lasciava parecchio tranquilli e così i tifosi hanno festeggiato in anticipo. Anche se il tweet del Charlton di lunedì sera rientra nell’antologia della comunicazione sportiva.

Cos’è il genio.

Forse nessuno avrebbe scommesso nemmeno una sterlina su quest’esito. Eppure, l’Athletic Football Club Bournemouth oggi può festeggiare. È il secondo campionato vinto nella sua storia, ma è il momento più importante dell’esistenza del club (116 anni di storia).

The Great Escape
Viene quasi da sorridere. Ad agosto il Bournemouth potrebbe affrontare il Chelsea, l’Arsenal, il Manchester United. Ma sono passati solo sette anni da quei momenti difficili che i fan rossoneri più accaniti non hanno dimenticato. Nel febbraio del 2008, con la squadra in terza divisione, la società rischia la bancarotta: non ci sono più i soldi per andare avanti. Non arrivano offerte, il Bournemouth prende 10 punti di penalizzazione in quel 2007-08 e retrocede in quarta divisione.

Sembra finita: la Football League vede che la situazione non cambia e decide così di commutare altri 17 punti di penalizzazione alle Cherries. Il futuro appare buio. Un cambio in panchina non sembra risolvere la situazione, finché la stagione in qualche maniera gira. Il Bournemouth fa 63 punti e si salva clamorosamente dal peggio. La gara decisiva è sul campo di casa, il Dean Court. Ci si gioca tutto contro il Grimsby Town: i rossoneri vincono per 2-1 in quello che per tutti rimane il Survival Saturday.

Sopravvivere credo vada molto vicino a questo.

A segnare il gol della salvezza definitiva è Steve Fletcher, ritiratosi da poco e ora ambasciatore del Bournemouth in giro per il mondo. In quel pomeriggio, nasce il miracolo Bournemouth: l’esser sopravvissuti ci porta a oggi. Tutto sarebbe stato diverso senza un uomo al comando.

Eddie Howe, il messia di Boscombe
The Young One, The Real Special One, Eddie Howdini, Mayor of Bournemouth. Questi sono solo alcuni dei soprannomi che accompagnano la figura di Eddie Howe, allenatore delle Cherries e bandiera del club. Classe 1977, Howe ha avuto una carriera da calciatore sfortunata: cresciuto nel settore giovanile del Bournemouth e poi giocatore per otto anni, ha tentato un salto con il Portsmouth, per poi tornare alla base. Con il club in difficoltà finanziarie, i tifosi misero un fondo privato (soprannominato “Eddieshare”) per raccogliere qualche soldo e riportare a casa il figliol prodigo. A trent’anni, un infortunio ha messo fine alla sua carriera e lui è diventato coach della squadra riserve.

eddie howe player

C’è voluto poco prima che Howe venisse nominato l’allenatore delle Cherries: proprio lui diventa il manager di quella squadra che vivrà l’incredibile salvezza del 2008-09. Porta il Bournemouth nuovamente in League One: è troppo affezionato al club, tanto da rifiutare il posto del figlio di Alex Ferguson, Darren, al Peterborough. Rimane fino al gennaio 2011, quando Howe prenderà forse l’unica decisione sbagliata della sua carriera: il Burnley fa un’offerta e lui accetta, tanto che i Clarets dovranno pagare una penale per liberarlo dalla sua casa.

New Burnley manager Eddie Howe at Turf Moor, Burnley.

Tuttavia, l’avventura con il Burnley – oggi in Premier League – va male. In Championship, Howe non riesce a imporre il suo credo e conclude due campionati mediocri con un ottavo e un tredicesimo posto. A ottobre 2012, decide di lasciare. «Ho dovuto farlo per la famiglia. Sono stati sei mesi difficili per me e spero che i tifosi possano comprendere». E se Howe molla tutto per la famiglia, lo fa per tornare in quella che è stata la sua casa per vent’anni.

Maggio 2013. L’umiltà di Eddie Howe (minuto 6.38): «Certamente non andremo in Premier League a breve. E lo dico perché il mio lavoro è pensare alla prossima partita». Tanto bravo quanto ingenuo.

Il ritorno al Bournemouth avviene quando il club versa in zona retrocessione in League One. Howe non si scompone e porterà quella squadra alla promozione in Championship, dove il Bournemouth aveva passato al massimo tre stagioni. Maschera seria e che concede sorrisi appena accennati, Howe è un manager fenomenale: il suo modulo di riferimento è il 4-4-2. In realtà, in fase d’attacco, il modulo si trasforma in uno strano 2-4-3-1, con i terzini che salgono sulla linea dei centrocampisti e gli esterni che vanno sulla linea della seconda punta, lasciando il centravanti – solitamente Wilson – da solo in attacco. Questo è un calcio fatto di possesso e sovrapposizioni. Tenere il pallone è una caratteristica quasi ontologica del calcio di Howe. Il fatto di avere un core d’azione concentrato in sette giocatori, dalle linee strette e con capacità tecniche discrete, aiuterà il Bournemouth anche in Premier League.

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Recentemente, persino una leggenda del calcio inglese come Gary Lineker si è inchinato all’uomo di Amersham, tanto da arrivare a dire: «Potremmo aver trovato il “nostro” Special One». Ai recenti premi per il primo decennio dalla nascita della Football League (che raccoglie le tre serie professionistiche dopo la Premier), Eddie Howe è stato premiato come il manager di questa decade.

Nello stesso decennio, in Football League hanno allenato personaggi come Steve Tilson, Roberto Martinez, Mick McCarthy, Paul Lambert, Gary Johnson.

Va anche ricordato però come non è oro tutto quello che luccica.

The dark (and the bright) side of fairytales
Di fronte al termine “favola” da abbinare al Bournemouth, c’è però chi storce il naso. Questo per un semplice motivo: il club è stato acquistato da Maxim Demin, uno dei tanti oligarchi che in Russia si danno da fare nel campo dell’industria petrolchimica. Nel novembre 2011, Demin si prende il Bournemouth insieme a Eddie Mitchell, pagando quasi un milione di euro per la sua partecipazione nel club. Da lì, il russo ha speso ben 15 milioni di euro per migliorare le strutture della società. Cifre che non tutti si possono permettere.

Eppure Demin non presenzia mai alle gare del Bournemouth, convinto com’è di portare sfortuna ai suoi ragazzi. Però è riuscito a portare il Real Madrid al Dean Court per giocare un’amichevole estiva. Il che non è poco. Inoltre, la forza del Bournemouth sta nell’avere molti soldi a disposizione, ma non averli spesi: se controlliamo il budget di mercato speso nell’ultima Championship, Leeds United, Nottingham Forest e Middlesbrough – tre nobili decadute – hanno speso molto di più dei rossoneri.

Se è vero che i soldi russi hanno aiutato a migliorare le strutture del club e che Denim si è visto poco, è fantastico che il folklore si nasconde forse nella figura di Jeff Mostyn. Tipica figura inglese, sembra uscito da una puntata di Mr. Bean.

Ferrero prenda nota.

Le Cherries sono salite dalla League Two nel 2010 e dalla League One nel 2013, tornando in seconda divisione dopo un paio di decenni. Il romanzo che racconta il passo verso il paradiso potrebbe esser sviscerato in tre capitoli, che raccontano il triennio vissuto dall’AFC Bournemouth.

2013-14: Genesi (e Real Madrid)
Un anno importante, perché ci sono i preparativi generali a quanto è accaduto pochi giorni fa. Il Bournemouth inizia la stagione da outsider e fatica per tutto l’inverno, ma poi decolla nel finale di campionato (otto vittorie e 25 punti dalla 32° alla 41° giornata). L’anno prima si era potenziato il gruppo storico (Grabban, Pitman, Ritchie), mentre nell’estate 2013 c’è giusto qualche ritocco. Arrivano il sudafricano Rantie e l’esperto Ian Harte, che a 36 anni non ha ancora finito di stupire.
Capisci che è una stagione nuova dopo che il Real Madrid gioca nel tuo stadio. Finisce 6-0 per la squadra di Ancelotti, ma affrontare i futuri campioni d’Europa è un salto di qualità notevole.

Immagino i racconti dei difensori: «Ho tentato di marcare Cristiano Ronaldo!»

Howe e i suoi ragazzi rincorrono il sogno play-off, ma alla fine lo sfioreranno solamente. Tuttavia, il decimo posto finale è il miglior piazzamento nella storia del club e la dimostrazione che qualcosa c’è. Va solo coltivato. Lo conferma qualche cifra. Il Bournemouth ha segnato 67 gol, di cui 22 sono a firma di Lewis Grabban. Per l’attaccante anche sette assist. Quando Grabban lascia il Sud dell’Inghilterra per il Norwich City, sembra tutto finito. Ma non è così.

2014-15: Miracolo
Nonostante la partenza del bomber, i segnali di una stagione da miracolo arrivano già nel pre-campionato. Il Bournemouth disputa diverse amichevoli: pareggia contro il Copenhagen, perde solo 1-0 contro il Southampton e poi detronizza lo Swansea City di Monk, attualmente ottavo in Premier League. Sul mercato si sono fatti gli innesti giusti. Dentro Dan Gosling, ex enfant prodigé del Newcastle a parametro zero, e Andrew Surman, già in prestito da un anno dal Norwich, comprato a titolo definitivo. In più c’è Junior Stanislas, che ha conosciuto Eddie Howe durante il periodo al Burnley ed è arrivato al Dean Court proprio per stare con il suo ex manager.

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Artur Boruc, professione portiere folle.

A questi vanno aggiunti i prestiti di Artur Boruc e Kenwyne Jones. Il polacco era il portiere che ci voleva dopo l’addio di Jalal, colonna storica delle prime due promozioni. Il centravanti, arrivato dal Cardiff con uno stipendio pesante (ci ha pensato Demin a pagarlo), ha fatto il suo segnando un gol importante contro l’Ipswich Town. Ma su tutti spunta Callum Wilson, preso dal Coventry City la scorsa estate. Lui è l’attaccante che ha sostituito alla grande Grabban, se è vero che il classe ’92 ha segnato 20 gol e fornito 13 assist. Pagato quattro milioni di euro, sono valsi tutti. Tanto che Howe si è lamentato della sua esclusione dalla top 11 della Championship di quest’anno.

L’importanza di chiamarsi Callum Wilson. Ma si può lasciar fuori uno così?

Come al solito, il Bournemouth è un diesel. Il 30 settembre era 15°, con sole tre vittorie in 10 match. Poi una striscia travolgente di 14 partite (11 vittorie, tre pareggi) ha portato i rossoneri in testa alla classifica. Da lì, la squadra è rimasta in zona play-off e poi a marzo si è portata nelle top-two. La gara decisiva per la promozione è stata quella contro il Middlesbrough del 21 marzo scorso. Non solo perché ha rimesso il Bournemouth dentro la zona promozione diretta, ma anche perché il 3-0 del Dean Court ha dimostrato quale fosse la squadra migliore.

Karanka non l’avrà presa bene.

La vera gioia è arrivata lunedì 27 aprile, quando il Bournemouth affronta il Bolton nella sua ultima gara casalinga della stagione. In uno stadio fremente come non mai, le Cherries hanno travolto i Wanderers per 3-0. Con le reti di Pugh, Ritchie e Wilson si è scatenata una festa lunga una notte. Una festa che molti non dimenticheranno sulla costa meridionale dell’Inghilterra.

Un miracolo è anche questo.

Il dominio è certificato da alcuni dati. Il Bournemouth ha avuto il miglior attacco (98 gol, la squadra a segnarne di più fuori area e da piazzato), la seconda miglior difesa (45 reti subite). Secondo i dati Squawka, le Cherries hanno registrato anche il miglior performance score in attacco e in possesso palla (l’unico positivo). Sono la squadra che ha tirato di più verso la porta avversaria e che ha avuto quattro giocatori nella top 10 degli uomini con più passaggi riusciti in Championship.

Potrei parlarvi di tanti giocatori. Prima ho citato Wilson, ma ci sarebbero da menzionare anche capitan Elphick, Pugh, Arter, Pitman, Kermorgant e Cook. Ma c’è uno scozzese di cui sentirete parlare nelle sintesi di Fox Sports l’anno prossimo. Matt Ritchie arriverà in Premier a 25 anni, ma ha già tutto per impazzire le difese della massima divisione inglese. In realtà ha già giocato in Premier League con la maglia del Portsmouth, ma allora era una giovane e illustro sconosciuto.

Facile, no?

La sua stagione è stata mostruosa: ha giocato più di 50 partite quest’anno, ma non è mai sembrato stanco. Ala destra dal mancino letale, quest’anno ha avuto anche la soddisfazione di esordire con la maglia della sua nazionale, la Scozia. Da quattro anni giocatore di valore tra la seconda e la quarta divisione, quest’anno ha dominato. Ma lui festeggia la promozione con molta tranquillità: «Abbiamo fatto qualcosa di sensazionale. Siamo nella storia del club».

Con i due gol al Charlton nell’ultima di campionato, siamo a 15+17.

2015-16: Esplosione (o Retrocessione)
Ora tutti non vedono l’ora di affrontare la più grande avventura della storia del club: la Premier League. Un sogno ritenuto impossibile, ma che oggi è realtà. Il principio del diesel varrà anche in Premier League: alla prima esperienza in assoluto per molti nella massima divisione del calcio inglese, è normale che il Bournemouth possa affrontare un periodo difficile nei primi mesi della stagione.

Facce da promozione.

Tuttavia, la chiave starà nel restare con i piedi per terra e uniti. Howe è un ottimo allenatore: se il gruppo non verrà rivoluzionato, allora ci sarà la possibilità concreta di salvarsi. Perché no, anche in anticipo. Sarà importante anche confermare Howdini, anche se su questo non credo ci saranno problemi. L’ha spiegato proprio Howe un anno fa in un’intervista al Telegraph, quando si parlava di ambizioni e cambi di panchina: «Devi chiederti quanto sei felice, se sei in grado di migliorare ancora, se sei in un buon posto. Non sono mai stato motivato solo dai soldi. Ci sono problemi più importanti».

I rossoneri giocheranno sempre in maniera propositiva, anche contro Mourinho, van Gaal e Wenger. Sempre Howe: «Abbiamo scritto un altro capitolo della nostra storia. La prossima stagione speriamo di lasciare un’eredità». Si cerca la famosa ciliegina sulla torta, ovvero la salvezza. E visto che si parla di Bournemouth e delle Cherries, la frase sembra più azzeccata che mai.

Gabriele Anello

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Passaporto italiano, ma cuore giapponese, sogna un posto al Mondiale per l'Oceania.
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