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Americanate, NBA

E se il vecchio Phil non avesse tutti i torti?

di Andrea Centenari

curryrauf

E’ l’uomo del momento in NBA. Tutti ne parlano, tutti ne ammirano le gesta, persino il TG1 gli ha dedicato un servizio (probabilmente l’ultimo servizio dedicato al basket risaliva agli anni ’80), qualcuno cerca di imitarne il gioco, qualcun altro afferma che con il suo stile di gioco lo stia rovinando (il gioco). Sto parlando, ovviamente, del futuro MVP di questa regular season NBA: Stephen Curry.

Ma in tutto questo turbinio di emozioni e deliri (in tutto il globo terrestre), scatenate da canestri come questo:

ha suscitato scalpore e sbigottimento il parere sulla questione Curry da parte del Maestro Zen, Phil Jackson che tramite il suo account Twitter ha accostato il numero 30 dei Warriors a Mahmoud Abdul-Rauf.

Per poi spiegare meglio la sua precedente uscita su Curry con un altro tweet:

 

MA CHI DIAVOLO E’ MAHMOUD ABDUL-RAUF?

I miei unici ricordi di Abdul-Rauf (non sono così vecchio) risalgono alla mia infanzia passata a giocare a NBA Live ’96 con il Sega Mega Drive. Abdul-Rauf giocava playmaker nei Denver Nuggets. Bastava ricevere la rimessa dal fondo, arrivare in palleggio fino alla linea da tre e tirare. Avrà avuto l’80% da tre punti in quel videogame, una sentenza. Non capivo come un giocatore così forte in un  videogioco non fosse tra le tante stelle NBA incensati dai media o dai numeri di American Superbasket che collezionavo.

Ora nell’epoca di Internet sono riuscito a ricostruire la sua, per certi versi particolare, carriera.

Abdul-Rauf (ai tempi Chris Wayne Jackson) entra nella NBA venendo selezionato dai Denver Nuggets come terza scelta assoluta nel Draft NBA del 1990.

Ottima play-guardia, grande realizzatore (nel 1992-93 e nel 1995-96 ha viaggiato a 19,2 punti di media a partita), visione di gioco e dotato anche di un buon atletismo, tanto da fargli guadagnare un invito per lo Slam Dunk Contest del 1993. Esperienza non entusiasmante, a dire il vero..

Nel 1993 riesce anche a conquistare il premio di NBA Most Improved Player, riuscendo a raddoppiare la sua media punti dell’anno precedente: da 10,3 a 19,2 punti a partita.

Nella stagione successiva sfiora il record NBA di tutti i tempi per precisione ai tiri liberi con il 95,6% dalla lunetta, contro il precedente record (95,8%) stabilito da Calvin Murphy nel 1980-81.

Nel 1991 si converte all’Islam e nel 1993 cambia il suo nome da Chris Jackson a Mahmoud Abdul-Rauf.

Nel marzo 1996 è protagonista di un gesto controverso quando si rifiuta di uscire dagli spogliaoi per entrare in campo a durante l’esecuzione dell’inno americano nel prepartita, dichiarando succesivamente di considerare la bandiera a stelle e strisce un simbolo di oppressione. Tre mesi più tardi passa dai Nuggets ai Sacramento Kings in cambio di Sarunas Marciulionis e di una seconda scelta al draft 1996.

Nel 1998 vola in Turchia per una breve parentesi al Fenerbahce. Il 22 giugno 1999 annuncia il ritiro, ma un anno dopo decide di accettare l’offerta dei Vancouver Grizzlies con cui disputerà la stagione 2000-2001.

Dopo due anni di pausa la sua carriera prosegue in Europa, prima in Russia, poi in Italia a Roseto, e giocando le ultime stagioni tra Grecia, Arabia Saudita e Giappone.

UN PARAGONE NON AZZARDATISSIMO

Per decifrare meglio le dichiarazioni di Phil Jackson mi sono andato a guardare alcuni highlights di Abdul-Rauf su Youtube e non ho potuto fare a meno di notare la somiglianza, soprattutto in certe movenze con Stephen Curry, alcune davvero impressionanti.

Quella nel video qui sotto è probabilmente una di quelle performance che sono rimaste impresse nella mente del Maestro Zen. Stagione 1995-1996, i Denver Nuggets ospitano i Chicago Bulls (quelli delle 72 vinte e 10 perse) riuscendone a fermare la striscia di 18 vittorie consecutive. Abdoul-Rauf, spesso marcato da Michael Jordan, segna 32 punti frutto, anche, di alcune conclusioni “ignoranti” dalla distanza in perfetto stile Curry.

Sembra di vedere una qualsiasi performance di Steph Curry di questa stagione: la costruzione del tiro, il crossover, le triple, l’avversario in balia del suo palleggio, gli assist illuminanti per i compagni.

Sulla questione della velocità nel rilasciare il pallone sul tiro ne abbiamo un’ulteriore prova in questa partita di regular season del 1995 contro i Dallas Mavericks del rookie Jason Kidd. Abdul-Rauf ne mette 39 con ben 8 triple.

Segnare tanti punti non è mai stato un problema per Mahmoud come dimostra il suo career-high di 51 punti contro gli Utah Jazz sempre nel 1995.

Alla luce di questa piccola ricerca sul web, posso concludere che lo stile di gioco di Abdul-Rauf è davvero similare, sotto molti aspetti, a quello di Steph Curry. Vederlo scendere in palleggio lungo il campo, fare un crossover e infilare una tripla fuori equilibrio mi ha ricordato proprio uno Steph Curry versione 90s.

Forse Abdul-Rauf è stato uno dei primi sperimentatori del Currynesimo come stile di gioco. Sì, proprio quello che, secondo alcuni, starebbe rovinando il gioco della pallacanestro. Chiaramente le carriere di questi due giocatori non sono minimamente paragonabili già adesso che la carriera di Curry non è ancora finita ma, tutto sommato, posso concludere che il vecchio Phil non aveva tutti i torti.

Andrea Centenari

Andrea Centenari

Vende roba hi-tech in un Ipermercato, ex tiratore mortifero, grande appassionato di basket e calcio con una predilizione per quello anglosassone. Ama guardare, conversare e scrivere di sport come fosse ad una serata al pub con gli amici.
Andrea Centenari
Andrea Centenari

Vende roba hi-tech in un Ipermercato, ex tiratore mortifero, grande appassionato di basket e calcio con una predilizione per quello anglosassone. Ama guardare, conversare e scrivere di sport come fosse ad una serata al pub con gli amici.

  • Giomas

    Si assomigliano anche nelle movenze, hai proprio ragione!