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Ciclismo

Semi di girasoli – Settimana 1

di Bidon - Ciclismo allo stato liquido

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Come dici, Adam? “Semi di girasoli” è molto peggio di “Pèdali di rosa”?

Adam è il geranio che ingentilisce il monolocale dove si riunisce la redazione di Bidon – Ciclismo allo stato liquido, fatta di gente che avrebbe voluto scrivere di giardinaggio e invece si ostina a parlare di biciclette. La scorsa primavera ci siamo ricordati di annaffiare Adam solo una volta, tra la Freccia Vallone e la Liegi-Bastogne-Liegi, e solo con Blanche de Namur. Per farci perdonare gli abbiamo promesso che da allora avremmo smesso di occuparci di ortense et similia e ci saremmo spesi nel tentativo di spiegare a lui (e a noi) cos’è che ci spinge ad appassionarci alle corse in bicicletta.

Dopo l’esperimento giornaliero di “Pedali di rosa” durante il Giro d’Italia, ecco il racconto del Tour de France tramite screenshot, a cadenza settimanale (usiamo dei computer vecchiotti per fare le foto, e a luglio si trasformano in stufe infernali, credeteci). La rubrica si chiama “Semi di girasoli”, in omaggio al fiore (eh oh, al cuore non si comanda) che riempie maggiormente le nostre retine durante i lunghi pomeriggi del Tour. On y va.

***

Tappa 1: si parte in Normandia e il benvenuto è affidato a Yukiya Arashiro, al suo cane,

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e ad una combinazione dei due elementi chiave del Tour: le mucche e le coreografie rotanti.

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Ricordi i tulipani della partenza del Giro dall’Olanda, in maggio? Ecco, dimenticali. Balle di fieno e girasoli, ecco cos’è il Tour de France. Soprattutto balle di fieno, usate come lettere.

 

Poi però irrompono i veri, insostituibili elementi di inizio Tour: le cadute, che scombussolano i piani e richiedono medicazioni acrobatiche come non mai,

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e le forature. Ci sarebbero anche gli smartphone, ma a questa signora basta un Motorola di vecchia generazione per fare la cronaca diretta dell’intoppo di Thomas:

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“Come, vuoi dire qualcosa a Geraint? Aspè che finisce col meccanico e te lo passo, tesoro”.

 

Tappa 2: qualcuno è convinto che il Tour sia un evento di cartone,
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ma gente come Jesper Stuyven fa sognare sempre.

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Poi però vince la Tinkoff. Cioè Peter Sagan. Insomma, Oleg. Vabbè, vincono ‘sti due:

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Le coreografie rotanti non possano mancare nemmeno nella terza tappa, ad Angers, un nome che ricorda subito la rabbia, un po’ come quando te le fanno girare,

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un po’ come girano a Greipel: Cavendish vince al fotofinish e pareggia con Hinault nella classifica dei più vincenti di sempre al Tour.

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“Sì, ridi ridi, vecchio tasso. Tanto papà tra due giorni ti supera.”

 

La quarta tappa è uno dei giorni più attesi: si attraversano le campagne francesi e arrivano altre mucche che, vista l’andatura blanda, sfidano il gruppo nella rincorsa ai fuggitivi.

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Arrivano molte altre mucche.

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Mancano i trattori, che si sono nascosti per lasciare spazi a loro: gli hovercraft.

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Nei primi giorni del Tour capitano cose strane. Ad esempio capita che Greg Van Avermaet vinca una tappa. Attaccando in montagna.

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Eccoci alla sesta tappa. C’è lui, il resto è noia.

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Il giorno dopo si attaccano i Pirenei, e le capre locali fanno capolino dai boschi per verificare che in corsa sia tutto sotto controllo

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In effetti a fondovalle non è che le cose vadano troppo bene…

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È iniziato da una settimana, ma il Tour sembra essersi già sgonfiato.

 

L’ottava tappa ce la ricorderemo a lungo per l’epica litigata tra Froome e Majka in cima a un GPM qualsiasi,

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ma soprattutto per l’esordio assoluto delle frullate di Froome in discesa.

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Speriamo invece di toglierci subito dalla testa la visione di questo terzetto, dove zia Sandra palleggia con le sopracciglia paraboliche di Garzelli e un inquietante Ivan Basso, vestito come un preadolescente segnato per sempre da MTV. Pure la visiera storta.

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Per il resto poco da segnalare, anche si ci piacerebbe tanto sapere chi è MINGO:

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Nella nona tappa l’insaziabile Peter Sagan, dopo quella gialla e quella iridata, va a caccia anche della maglia del Bidon Contest;

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Rafal Majka invece si lancia nel fruit biathlon, specialità che consiste nel divorare più banane possibili mentre si trasportano meloni sotto la maglia.
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In un’edizione del Tour che sin qui non ha brillato per novità ed emozioni, la Rai decide di giocarsi il jolly: abbandona Massimo Dapporto, Giancarlo Magalli, Michele Placido e La Grande Storia della Lira al loro destino per sedersi sulle spalle larghe di Jury Chechi e virare verso le “emozioni olimpiche”.

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Insieme all’agonia di Morkov, l’apice drammatico di questo avvio di Tour è l’abbandono di Alberto Contador, perseguitato da malanni di ogni sorta.

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Con lui se ne va una bella fetta di speranze di attacchi e di fantasia. Consoliamoci, però: poteva andare peggio. Poteva piovere.

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Infatti ha grandinato. Chiedere a Jerlinson Pantano.

 

 

Bonus shot:

Non è uno screenshot, ok. Però concedetecelo, su:

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione di Bidon.

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"Bidon - Ciclismo allo stato liquido" è un posto per raccontare di biciclette, quando vien voglia di un sorso fresco.
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