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Ciclismo

Semi di girasoli – Settimana 3

di Bidon - Ciclismo allo stato liquido

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Ce l’abbiamo fatta anche stavolta, Adam. Sembrava fosse impossibile e invece siamo riusciti ad arrivare in fondo a questo Tour, tutti insieme: tu, noi e 174 corridori, non se n’erano mai visti così tanti all’ultima tappa. Tra loro – ovviamente – anche il tuo omonimo Hansen, che al quindicesimo grande giro consecutivo sta frantumando ogni record.

Ci è voluta la sua costanza e la sua dedizione per arrivare fino in fondo a questo Tour che qualcuno dice sia stato privo di colpi di scena. E così sarebbe, se si guardasse solo alla corsa. Ma se invece si guarda alla TV e al Tour l’attraversa, lo scenario cambia. Eccome se cambia. Tra spogliarelli, cadute, animali, linguacce e sciatori, ecco l’ultimo appuntamento con “Semi di girasoli”, il riassuntone in screenshot della Grande Boucle direttamente dagli schermi di Bidon – ciclismo allo stato liquido. Buona visione.

 

Tappa 17: Il Tour riparte dopo il giorno di riposo con la prima tappa alpina. Una tappa da cui ci aspettavamo tantissimo, sensazione rafforzata nel momento in cui Raisport ce l’ha introdotta così:

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Poi però ha staccato sui panorami 😍,

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e finalmente è approdata alla Storia:

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Diciamoci la verità. Il ciclismo era molto più interessante quando si usavano le fisarmoniche.

 

Ma a introdurci realmente nel clima-tappa ci ha pensato una zebra, 

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una comunissima zebra a righe, purtroppo. Con Majka sempre in fuga, ci sarebbe stata meglio, manco a dirlo, una zebra a pois.

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In fuga ovviamente c’è anche Peter Sagan, che ne approfitta per cimentarsi in una manciata di azioni di routine: fermarsi per un bisognino in un camper a bordo strada; rivestirsi; smontare e rimontare la radiolina; comporre un poema in dodecasillabi; distillare della palinka autoprodotta. Il tutto il mondovisione, e senza smettere di pedalare in salita.

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Nel frattempo Warren Barguil ci introduce la sua personalissima rubrica sul Tour de France. Si chiama Petits problèmes.

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Ma la narrazione deve concentrarsi sulla corsa che entra nel vivo. Ed è qui che accade qualcosa di unico: in 150 anni di carriera, nessuno era mai riuscito a vedere Zubeldia in faccia. Oggi viene inquadrato in diretta tv, da vicinissimo 😱 

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Adesso manca solo Thomas Pynchon.

 

Chi invece non manca proprio mai è El Diablo. Forse per la sintonia cromatica, oppure per quella caratteriale, fatto sta che quando Ilnur Zakarin lo avvista a bordo strada, può fare solo due cose: esaltarsi e attaccare.

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Ok, Zakarin è molto magro. Ma non è uno dei puntini rossi sulla maglietta di Majka. È il puntino rosso in alto, prima della curva. L’avete visto?

 

Poi, in vista del traguardo, Ilnur imita Sagan e si riveste. Peccato, perché ci speravamo: volevamo rivedere un bel vincitore coi capezzoli al vento.

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Ci consoliamo con i suoi inguardabili occhialini da sub, che però scongiurano quantomeno il rischio di perdere le lenti a contatto

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E Sagan, che fine ha fatto? Come sarà proseguita la sua escursione alpina?

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Tranquilli, tutto ampiamente nella norma.

 

Tappa 18: è la cronoscalata destinata a decidere un Tour già deciso. La Trek-Segafredo ha preparato un mezzo supertecnologico per il suo capitano:

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Forse è un attimo caldina, ma vuoi mettere la comodità di cavalcare una morbida capretta? 

 

I passisti-scalatori si preoccupano dell’altimetria, mentre Romain Bardet si preoccupa più che altro del suo microclima:

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Tutti gli altri si preoccupano invece del serpentone di curve nel finale: qui Naesen si esibisce in un carpiato di tutto rispetto:

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Hey, giovanotto, mi stia alla larga.

 

Ma è subito il momento dei big, e allora non ce n’è più per nessuno. Nemmeno per i moscerini: un ingordo Richie Porte ne fa piazza pulita:

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Chris Froome vince facile, facilissimo. Realizza che può addirittura permettersi di spendere più watt nell’esultanza che sul percorso:

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Ma la vera sorpresa della crono è un ottimo Fabio Aru. Per celebrarlo, Raisport invita in studio un omino concentratissimo.

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Si tratta di un inviato de “L’Unione Sarda”, ma lo scopriremo soltanto dopo.

 

Tappa 19: Si va verso il Monte Bianco,  e sul Bianco non può che esserci una sposa. Dopo il matrimonio sul podio di settimana scorsa, questa volta la cerimonia è direttamente in gara:

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Siamo in zona di confine, Svizzera e Italia sono a una valle di distanza. Gli svizzeri difatti suonano la carica. Beh, più o meno.

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I’m a joker. I’m a smoker. I’m a midnight toker.

 

Il 103° Tour de France non assomiglia per nulla ad un’invasione italica, ma i Galli si sono comunque attrezzati a dovere:

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L’Astana ha pescato il bastoncino più corto alla partenza. Così, anzichè alla Sky, tocca a loro tirare il gruppo tutto il giorno. Sempre che riescano a mettersi d’accordo.

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La Movistar, nel dubbio, se ne sta tranquilla in mezzo al gruppo.

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Almeno finché il cielo non diventa così

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e comincia a piovere: la tappa diventa una sorta di sfida a calcetto-splash. Questo è Teklehaimanot che fa lo scherzo della sedia in versione ciclistica, rubando la bici a un avversario:

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Lui invece è Rolland, e ha una voglia matta di costruire castelli di fango:

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Mollema non si capisce se abbia intenzione di tagliare il percorso o solo di andare a funghi:

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Froome e Nibali, infine, vecchi amici di estati sui toboga della Romagna, si esibiscono in una coreografica scivolata di coppia:

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Davanti a cotanto spettacolo, la giuria decide di forzare leggermente il regolamento, e fa disputare una volata innovativa:

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La vince Bardet, che trova anche il tempo di dare indicazioni stradali.

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Dov’è il podio di Parigi? Sempre dritto, di là.

 

Tappa 20: Nonostante il casino del giorno prima, la classifica sembra restare imballata, tanto che alcuni tifosi iniziano ad annoiarsi.

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Volevamo dire “rompersi le palle”, ma poi ci siamo accorti che la foto era già abbastanza esplicita di suo.

 

Altri invece tracciano sull’asfalto la loro nostalgia per il ciclismo che fu:

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A scombinare un po’ le carte ci prova di nuovo la pioggia, che però non può certo impensierire Jarlinson “Umbrella” Pantano,

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almeno finchè non sopraggiunge Izagirre, che lo salta in discesa e ciao ciao. 😓

 

Tappa 21: L’ultima frazione è una festa, e come tale si disputa all’ora dell’aperitivo. Prima però c’è spazio per un pomeriggio in compagnia del criterium femminile La Course. Inquadrature dall’alto mozzafiato, le cicliste si muovono come lancette dei secondi in un gigantesco orologio:

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Pure qui ci sono quelle 700-800 cadute, inevitabili sui Campi Elisi, tanto che le ragazze vanno a giocarsi la volata di gruppo in una ventina:

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Poi Chloe Hosking lancia la volata praticamente da Lione. E vince.

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Cambio di scenario, inizia la diretta degli uomini e inizia con una linguaccia, forse l’immagine-simbolo del Tour 2016:

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Angel Vicioso invece se lo ricorderà, e lo racconterà ai nipotini suoi e di Zakarin: quell’anno poté correre con Peter Sagan, prima che questi diventasse il Presidente del Mondo.

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Un famelico Chris Froome si porta a casa anche il Bidon Contest, ben conscio che la giuria si fa facilmente corrompere da qualche birretta fresca:

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Il clima goliardico coinvolge anche Nairo Quintana, che sull’ultimo GPM del Tour fa una cosa surreale: SCATTA!

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Ma l’ultima tappa è sinonimo di volatona. Avete presente la sfiga? Ecco, sui Campi Elisi Marcel Kittel, il grande favorito, si ferma per problemi tecnici. E non la prende benissimo (il disco volante a centro foto è una ruota posteriore, appena fatta decollare dalla stizza del nostro biondino preferito):

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E così la tappa la vince Greipel. Il Tour lo vince Froome. La Sky vince tutto.

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Ma il vincitore vero è un altro, ed è il più grande tra i presenti: Bernard Hinault va in pensione. Con tutti i nostri applausi e tutta la nostra invidia.

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“Erano anni che studiavo Alain Delon, piangevo”.

 

Nel tripudio della festa finale, l’organizzazione riesce a tributare un omaggio anche a Fantozzi con una rivedibile premiazione della maglia a pois:

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“Lo sa, Calboni, che sono stato azzurro di sci?”.

 

 

Bonus shot

“Finalmente è finita, papà. Volevi vincere di nuovo, hai vinto. Ora, santa miseria, andiamo a casa?”

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Epilogo

Come dici, Adam, senti già la nostra mancanza? Dai, manca meno di un anno al prossimo mese sul divano, con la tv accesa e il ventilatore a palla. Noi per ora torniamo a darci al giardinaggio, che è la vera ragione per cui tu sei qui, dopotutto. L’orto in casa ci ha offerto uno stage di sei mesi: chissà che non impariamo finalmente che i gerani non si annaffiano con la Leffe.

 

 

A cura di Filippo Cauz e Leonardo Piccione di Bidon.

Il primo episodio è disponibile quiil secondo qui.

Bidon invece lo trovate quiqui e qui.
Anche su Twitter, @ciclismoliquido.

 

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  • Marmidone

    Meno di un anno? Ehi, ma la Vuelta la facciamo passare così, senza verbo proferir??

    Forza Ragazzi, gran bel lavoro anche se (scusate la pretesa) forse era meglio l’edizione quotidiana data la miriade di spunti che ogni grande giro che si rispetti riserva a tutti i suoi seguaci.

    • Bidon – Ciclismo allo stato li

      Ciao Marmidone, non sappiamo ancora se e cosa riusciremo a fare per la Vuelta. Proveremo a far qualcosa, però.

      In compenso, volevamo segnalarti che durante il Tour abbiamo proposto due contributi al giorno per ciascuna tappa. Diversi dalla raccolta di screenshot, certo, ma stavolta ci andava di far qualcosa di diverso 🙂

      Li trovi sulla nostra pagina Facebook (facebook.com/ciclismoliquido) e – presto – sul nuovo sito, che stiamo organizzando in questi giorni (bidonmagazine.org). Grazie per la costanza nel seguirci!