Crea sito

Articoli Recenti

Calcio Mercato, Champions League, Pallone, Serie A

Il ballo del debuttante

di Massimiliano Chirico

higuain-1170x658

Sono 94.7 i milioni di euro che hanno saldato Gonzalo Higuain alla corazza della Juventus per le prossime stagioni.
Novantaquattro virgola sette, a scriverli sembrano tantissimi ma immaginarli sembra impossibile. Un esborso incredibile e incredibilmente ponderato, infarcito da clausole, da parametri, visite mediche, assicurazioni, accordi collaterali. La sessione di mercato che tra pochi giorni finirà in soffitta, ha ritoccato a rialzo tutti i record di spesa e ha ricordato a tutti i tifosi italiani che, semmai fosse sfuggito a qualcuno, continuiamo fortemente a vivere l’epoca della Juventus, che in piena preparazione estiva può regalarsi uno dei cinque più forti centravanti al Mondo.

Se c’è qualcosa che riesce ancora a stupire dell’operato bianconero, delle mosse di tutto lo staff e in particolar modo di Giuseppe Marotta, è sicuramente la sicurezza con cui sono abituati a muoversi sul mercato, la capillarità del lavoro di scouting e la metodicità in fase di trattativa. L’audience che il trasferimento del Pipita ha riversato sul campionato è stato inquantificabile, ha lanciato un segnale forte in Italia e in Europa e ha lasciato la sensazione che sia inutile continuare a dimenarsi per decidere chi si accomoderà sul secondo gradino del podio. Sembrava impossibile che la Juventus potesse permettersi due trattative distinte per assicurarsi le stelle di Napoli e Roma, sembra un’opera da demonio o una perla di mercato 3.0 ma in tutto questo, al centro di questo ciclone zebrato, mentre chi sta ai vertici assembla una corazzata, avete mai immaginato quello che pensa Gonzalo Higuain?


La risposta potrebbe essere una che inizia per N e finisce per -iente.

I tifosi napoletani sono profondamente divisi sulla genuinità della trattativa: chi sostiene che non esisteva momento migliore per cederlo fa da contraltare ai delusi, a quelli che si rifugiano in un più pragmatico “Lo aspettiamo a Napoli!“.
Ma davvero? Ma un giocatore del genere, a trent’anni, che ha vissuto esperienze come giocare nel Real Madrid o perdere una finale del Campionato del Mondo, può davvero preoccuparsi della nuova stagione? La certezza che il San Paolo e i tifosi del Napoli gli dedicheranno un trattamento speciale è una sicurezza che grava su almeno due partite di questa stagione ma questo cambio di maglia così contestato, i rumors sui problemi di linea e la dieta, il fantomatico dualismo con Mandzukic, davvero possono impensierire un giocatore di questa caratura? No.

Assolutamente no. Gonzalo Higuaìn, detentore del record assoluto di marcature in una singola stagione del campionato italiano, centravanti della Nazionale Argentina e giocatore più costoso della storia della Serie A, è chiamato quest’anno a disputare una stagione pazzesca: i suoi piedi infuocati e il suo senso del gol alimentati dalle docili pennellate di Pjanic, dal lavoro sporco di Paulo Dybala e da tutto l’impianto di gioco del carroarmato progettato da Max Allegri. Higuaìn disputerà l’ennesima stagione stellare, dimostrando ancora una volta di essere una delle punte più temibili di tutto il panorama e provando a far sua quella Champions League che i tifosi bianconeri gli chiedono.
E semmai dovesse andare male, se nella più assurda di tutte le ipotesi gli astri dovessero girare al contrario e remare contro la sua fame di vittorie, qualora davvero esista una falla nel sistema della famiglia Agnelli, il preparatissimo staff bianconero e il suo entourage hanno già pronto un piano di risistemazione degli eventi, con la vita di Higuaìn che verrà ricondota su uno dei binari prestabiliti come in un immenso Matrix calcistico. La vita del Pipita, figlio del Pipa, e la sicurezza dei 94 e più milioni investiti per accaparrarselo, è assicurata dall’oculato lavoro della famiglia Juventus che nel giro di tre anni riuscirà a ristabilire il normale corso delle cose, permettendo a Gonzalo di essere un uomo felice in un calcio più oscuro di quanto si possa pensare.

Prima alternativa – Gonzalo fallisce la sua prima stagione e prende il posto di suo fratello Federico

Federico Fernando, fratello maggiore di Gonzalo, non ha potuto ereditare il soprannome del padre nonostante sia il maggiore dei quattro. E’ riuscito ad accontentarsi della sua vita e dei suoi mezzi. Una carriera di medio-basso valore, una adolescenza passata nel River Plate e un prestito al Nueva Chicago (come papà!). Poi al Besiktas, con poca fortuna, e poi di nuovo in Argentina.
Federico oggi è l’attaccante di riferimento dei Columbus Crew, franchigia della Major League più celebre per il suo logo di qualche anno fa che per i risultati sportivi (un solo titolo vinto nel 2008). E’ stato il più costoso acquisto della storia della squadra, come suo fratello per la Juventus, ed ha esordito spianando la strada al compagno Gaven

Una carriera passata ad accontentarsi, in riva a qualsiasi fiume e pronto a raccogliere ciò che può offrire la quotidianità di un giocatore che presto verrà dimenticato.
Federico è stato già allertato della possibilità di dover sacrificare la sua carriera per salvare quella di suo fratello. Nella peggiore delle ipotesi Higuaìn segna 7 gol in questa sua prima stagione, appena 12 nella prossima, tenendo conto anche di Coppa Italia e Champions League. La Juventus ha ammortizzato appena due tranche dei 94 milioni e quindi Marotta corre ai ripari: Gonzalo passa a titolo definitivo ai Columbus per 50 milioni, viene presentato davanti a 80mila curiosi e cancella suo fratello, che si accontenta di riemulare il dualismo che vivono a New York i fratelli Wright-Phillips, dove il più celebre Shaun fa da sparring partner a Bradley nell’attesa di consumare gli ultimi scampoli di atleticità rimasta e gioiendo delle reti del suo stesso sangue. El Pipita si incendia di nuovo negli States e la sua vittima preferita sono i Real Salt Lake, franchigia di matrice latina che viene crivellata dai gol di Gonzalo a ogni gara. E’ un giocatore contento, abbandona la Nazionale senza troppi rimorsi e ogni tanto guarda i risultati della Juventus che nel frattempo lo ha rimpiazzato con Federico Bernardeschi.
Le rigide albe di Torino sono una ferita ancora aperta e mai del tutto dimenticata, papà telefona ogni fine settimana e gli ricorda che i tifosi vanno allo stadio per seguire il loro giocatore preferito mentre lui il suo giocatore preferito lo ha messo al mondo. Schiocca un bacio dall’altro capo della cornetta e Gonzalo chiede, prima di riattaccare il telefono, “Papà, e se avessero venduto Mandzukic a inizio stagione? Sarebbe stato diverso?“. Papà Jorge sorride dall’altra parte ma poi cade la linea e tutti i dubbi rimangono lì, accoccolati sulle spalle del boia di Gunnar Nordhal.

Seconda alternativa – Gonzalo si ritira dopo una sola stagione a Torino e si trasferisce a casa di Nic
“Naci en Mataderos, me gusta el futbol, el box y el rock and roll. Amo a mis hijos y a mi familia. olvidar es divino y perdonar tambien”

Da questo lato del Mondo la vita di Nico Higuaìn è tutta qui, in un profilo twitter e in alcune cose pensate, scritte e poi rimosse. Dalla testa, dalla storia ma non dal cuore di chi le ha lette. O dagli screenshot che ricompaiono ciclicamente.
Nicola Higuaìn è il primo tifoso di suo fratello Gonzalo: a lui non pesano le parole e i pensieri di chi ti ha sempre chiamato “il fratello di…“, non lo ha mai infastidito la nonna che per sbaglio lo chiamava Federì-Gonzà-Nicola.
Una notte, forse per sbaglio, ha pensato che la sua vita sarebbe stata davvero anonima se Gonzalo non avesse deciso di regolare il pianeta a suon di gol. Magari non avrebbe avuto un lavoro, sarebbe andato molto meno volte allo stadio e in più avrebbe pagato il biglietto, come tutti gli altri.

https://twitter.com/NicolaHiguain/status/738115547678834688?lang=it

Un giorno si dirà di lui che non ha mai tifato una squadra per davvero, forse non era nemmeno un fan di suo fratello. Semplicemente gli piaceva definirsi sostenitore, sosteneva qualsiasi cosa e lì dove c’era una competizione lui era pronto a tifare per qualcosa o qualcuno.
Al termine della sua prima stagione a Torino, Gonzalo è diventato l’idolo della curva e quel pensiero nella testa lo martella come un cantiere in pieno centro. Il dito sullo smartphone scorre le foto in cui è stato taggato, seduto negli spogliati: lui che bacia la Supercoppa Italiana e un pallone autografato da tutti i giocatori, con su scritto – Incornali tutti, torero! Leo Bonucci -; le foto dello Scudetto vinto aritmeticamente in trasferta a Sassuolo, davanti a degli scatenati tifosi juventini, la festa per la Coppa Italia dove lui ha giocato comunque poco per riposare e infine gli scatti della finale di Champions di Cardiff, una foto prima di iniziare assieme ad Javier Mascherano. Gli occhi lucidi e 42 gol stagionali.
Gonzalo alza la cornetta e chiama Nico: dopo una stagione del genere decide di fare quel passo che ha sempre sognato fin dal suo arrivo a Napoli, quella scelta che ti consegna per sempre alla storia e ti incide negli annali:

– Nico, io mi voglio ritirare…
– Gonzà ma che sei impazzito? Chi glielo spiega a quelli la?
– Nico io voglio fare come a te, io voglio scrivere su Twitter e tifare per Federico! Gli rimangono ancora due anni di contratto e poi forse si ritira pure lui, non ho mai visto nessuna sua partita, se non ora quando?
– Gonzalo tu sei uscito pazzo, te lo dico io, così mi dicevano a Napoli.
– Insegnami! Io il profilo a Twitter ce l’ho ma non ci capisco mai niente, tu invece sei esperto! Insegnami come si fa, andiamo in America e compriamo la sciarpa della squadra di Fede. Fammi capire e io ti insegno come segnare in rovesciata col Frosinone, facciamo a scambio.
– Gonzà fammi fare due telefonate e vediamo, ti richiamo io.
– Aspetta Nico, una cosa ancora ti dovevo chiedere. Ho segnato più di quaranta gol a Torino, ho scritto la storia di questa squadra ma non mi hai mai telefonato per chiedermi come andasse la stagione. Ma non è che ti sei offeso per la storia che sono andato via da Napoli? Eh, Nico? Nico? Nico mi senti?

Terza alternativa – Gonzalo si fà male contro la Fiorentina e passa due anni a curarsi in Argentina

E’ successo tutto in fretta, senza neanche il tempo di poterlo prevedere. Il sogno di un esercito di tirapiedi.
37′ della ripresa di Juventus – Fiorentina: lo Stadium ha il fiato sospeso e da 4 minuti Matìas Vecino a messo a segno l’equalizer contro i bianconeri, rispondendo a una botta di Mario Mandzukic, uno a uno.
Massimiliano Allegri, in barba alle raccomandazioni del medico che ha definito Higuaìn non in forma per poter disputare le prime tre giornate di campionato, decide che è arrivato il momento di far fruttare il lavoro estivo e getta nella mischia Gonzalo per risolvere la gara. I bianconeri si dispongono con un insolito 3-4-3, con Dybala e Mandzukic che devono spremersi fino a sudare bile, nel tentativo di aprire spazi per la punta armata di Brest.
L’arbitro ordina il cambio ed esce Mario Lemina, stremato anche oggi.

La palla viene rimessa in gioco dalla trequarti bianconera, punizione calciata da Bonucci che la getta avanti in maniera troppo irruenta.
L’azione sta per perdersi sul fondo ma Dybala si allunga forse di trenta centimetri rispetto alla sua reale statura e la tiene li; la sfera è sotto la suola, Alonso lo tiene a distanza di sicurezza ma Paulo tocca all’indietro per Pjanic che apre col compasso sui piedi di Higuaìn, che stoppa, si gira e…

Veniva da lontano, Capital Federal
Lo chiamavano El Mariscal
Troppi capelli, un fisico nerboruto
Lo lasciò a terra in cerca di aiuto
Un piede a martello, armato di terrore
Esplose sul ginocchio destro, come un madornale errore

Higuaìn non ricorda più nemmeno il suono del pallone sull’erba, lui gli scarpini non li ha appesi al chiodo. Li ha semplicemente buttati. Quella sera ci pensò un difensore a portarsi via la sua carriera, avvolta in un saccoccio e sventolata ai quattro venti. Finì uno a uno ma nessuno ricorda davvero quel risultato, la gara ha lasciato spazio alle urla, allo sguardo di terrore dei compagni e a quel video rimbalzato su tutte le testate web e sulle pagine Facebook.
Assassino, macellaio, delinquente, bomberissimo sono gli aggettivi.
Gonzalo non conosce la rabbia ed ha già perdonato. Non ricorda più nulla di quella che era la Juventus, della speranza argentea di dominare l’Europa ancor di più. Qui, a Buenos Aires, le giornate scorrono ancora più lente.
Jorge e Nancy hanno messo su una fasenda familiare: papà si occupa di tenere in ordine il B&B e di accudire i cavalli, la mamma ha continuato a dipingere con ancora più continuità, organizzando mostre direttamente nell’ampio salone di casa. Nell’ultimo periodo molta più gente del solito chiede un’appuntamento per tirare un occhio alle sue opere.
La verità è che tutti sperano di incontrarlo, di vedere Gonzalo che ciondola per casa. Grasso, irriconoscibile, gira in infradito Kappa e rimbrotta sugli aumenti della benzina che torturano lui e il suo pick-up.
Papà Jorge lo chiama da lontano, c’è da sollevare una tegola del granaio. Gli occhi pieni di tristezza frammista a compassione e gioia, la sagoma di suo figlio si staglia lontana, assomiglia a un piccolo scooter.
Le ciabatte strisciano sul ciottolato, non lo hanno mai visto calciare più un pallone da quella volta.

Quarta alternativa – Gonzalo dà di matto a gennaio e scappa con suo fratello Lautaro

Lautaro Higuaìn non esiste.
L’ultima volta è stato visto a Roma, saliva su un volo per due diretto a Cuba. Nessuno lo ha mai sentito parlare, il suo profilo Facebook non lo aggiorna più nessuno.
Una lettera scritta in tutta fretta, una calligrafia conosciuta e quattro parole messe lì.

Alla Juventus, ai miei compagni, a tutto lo staff, ai tifosi
Non ho retto, non ce l’ho fatta, semplicemente non fa per me.
Riprendetevi tutti i soldi che volete, lasciatemi libero di essere me stesso.
E non parlatemi di Fantacalcio.
Se mi cercate sono con Lautaro ma non chiamate nemmeno lui.
A presto


Gonzalo, ti scrivo col cuore in mano
Ti auguro di vincere tutto quello che la tua carriera può permetterti, di essere il più grande attaccante di sempre e di essere felice. Grazie per aver scelto la Serie A, i nostri televisori, questa epoca e non un’altra.
Grazie per essere così forte, così davvero centravanti, per essere vero e vivo e pieno di voglia di giocare e vincere.
In mezzo alle centinaia di distrazioni di ogni giorno che contribuiscono a sbiadire i nostri e a cancellare quello che vorremmo tenere per sempre, proverò a ricordare la tua stagione dei record a Napoli e quei gol carichi di bellezza e di calcio, puro e vero.
Ingoia tutto il campionato e sputane fuori un capolavoro.

Massimiliano Chirico

Massimiliano Chirico

Massimiliano Chirico (1993) è un abilissimo attore: riesce perfettamente nell’intento di fingere di essere uno studente universitario, il cameriere di un bar, il morboso appassionato del pallone che rotola nonché il malvagio imperatore del Fiffa Inda Street, torneo di calcio 3vs3 su asfalto.
Massimiliano Chirico
Massimiliano Chirico

Massimiliano Chirico (1993) è un abilissimo attore: riesce perfettamente nell’intento di fingere di essere uno studente universitario, il cameriere di un bar, il morboso appassionato del pallone che rotola nonché il malvagio imperatore del Fiffa Inda Street, torneo di calcio 3vs3 su asfalto.