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Etica, Premier League

Non solo Allardyce – Tutti i precedenti dello scandalo che ha coinvolto il calcio inglese

di Crampi Sportivi

allardyce

Caro Sam Allardyce, complimenti, sei cascato nell’ennesimo tranello della stampa inglese. Sei nel mondo del calcio da tanto tempo, non ti ricordi quanto successe qualche hanno fa a uno dei tuoi predecessori? Il nome Mazher Mahmood dovrebbe dirti qualcosa.

Nel 2006 Mahmood, giornalista del News of the World, domenicale del Sun, si traveste da facoltosissimo sceicco arabo, in teoria determinato a investire nel calcio, per intervistare in incognito l’allora manager della Nazionale inglese Sven Goran Eriksson.

Dopo avere conquistato la fiducia dell’ex allenatore di Roma e Lazio e dei suoi avvocati, complice anche un viaggio in prima classe a Dubai, alberghi a cinque stelle e una gita in uno sfarzoso yacht, Mahmood è riuscito a strappare ad Eriksson una serie di dichiarazioni controverse che alla fine sono costate allo svedese il posto di allenatore dei Tre Leoni.

Nel corso dell’incontro Eriksson si era detto pronto a lasciare la panchina della Nazionale subito dopo i Mondiali di Germania 2006, con oltre due anni di anticipo sulla scadenza del contratto con la federcalcio inglese. E poi, qualche consiglio. “Volete comprare un club in Inghilterra? L’Aston Villa è in vendita per 25 milioni di sterline – aveva dichiarato il Ct – il presidente è vecchio e malato e vuole andarsene”. Alla proposta del finto sceicco di allenare i Villans, il tecnico svedese non aveva detto no, anzi. “Se ne parla però a fine stagione, anche se il mio contratto termina nel 2008, cinque anni e mezzo sulla panchina dell’Inghilterra sono già sufficienti”. Eriksson aveva confessato che gli sarebbe piaciuto avere un contratto triennale, magari da cinque milioni di sterline a stagione e ai possibili futuri proprietari dell’Aston Villa aveva promesso David Beckham (“gli telefono e lo convinco a venire a Birmingham”). Ma non era finita qui. Lo svedese aveva espresso giudizi poco lusinghieri su alcuni giocatori della Nazionale inglese, criticato qualche illustre collega e, infine, accusato di corruzione tre manager della Premier League – i cui nomi non sono però mai stati resi noti. 

Non c’è che dire, Mahmood aveva compiuto la sua missione e alzato un polverone così denso che dopo alcuni giorni di “emergenza scandalo” la Football Association dovette intervenire in maniera decisa e garantire la rimozione dell’ingenuo scandinavo (nel caso di Allardyce ci hanno messo molto di meno, ma c’è da dire che il buon Sam l’aveva proprio fatta fuori dal vasetto). Mettiamoci pure che Eriksson, primo allenatore straniero a guidare l’Inghilterra, stava vivendo un momento di scarsa fiducia – e stiamo usando un eufemismo – nei suoi confronti. Il suo rapporto con i sudditi di sua Maestà britannica è stato travagliato fin dal primo momento, datato gennaio 2001. Accolto con dosi industriali di freddezza e scetticismo, lo svedese è stato prima amato per aver ottenuto un’insperata qualificazione al mondiale nippo-coreano – condita con lo storico 5-1 in Germania sui detestati tedeschi – poi sopportato, infine quasi odiato dopo le tante eliminazioni anzitempo nelle competizioni ufficiali (Euro 2004 in Portogallo e i mondiali tedeschi due anni dopo, tanto per citare le ultime due della serie).

“Eriksson non riuscirebbe nemmeno a motivare una suora ad andare alla Santa Messa”, era più o meno il tenore dei commenti che circolavano sul suo conto. Commenti veramente poco lusinghieri per uno che intascava la bazzecola di 4 milioni di sterline l’anno per far dimenticare gli insuccessi dei suoi predecessori, Glenn Hoddle e Kevin Keegan. 

Eriksson è stato soltanto l’ultimo di una lunga serie di vittime di Mahmood, diventato celebre proprio per la sua abilità nei travestimenti che gli permettono di intrappolare criminali e VIP. Tra i quali vanno fatti rientrare anche alcuni massimi esponenti della dirigenza del Newcastle United.

Sempre il “finto sceicco” nel 1998 accompagnò in una casa d’appuntamenti di Marbella Freddie Shepherd e Douglas Hall, rispettivamente presidente e membro del board dei Magpies. Mentre i due sperperavano in donne ed alcool un po’ degli enormi profitti accumulati grazie alla quotazione in borsa della squadra del Nord-Est dell’Inghilterra, Mahmood carpì la loro opinione sui tifosi del Newcastle. “Scemi sempre pronti a pompare soldi nelle casse del club, spendendo fino a 50 sterline per una maglia che che ne costa solo 5, mentre le loro donne sono delle cagne in calore” fu la loro confessione al giornalista – ovviamente sempre in incognito. Inutile dire che anche in questo caso scoppiò uno scandalo di proporzioni bibliche, con tanto di dimissioni e vari atti di contrizione. Il tempo sanò in parte la ferita e la famiglia Shepherd continuò a fare lucrosi affari alla guida del club bianconero, poi ceduto nel 2007 all’imprenditore inglese Mike Ashley.

Se il secondo episodio ci può dare una vaga idea di quale sia la considerazione che alcuni dirigenti – per carità, non tutti, lungi da noi le generalizzazioni – hanno dei tifosi, visti come stupide mucche da mungere il più possibile, il metodo usato da Mahmood ci fornisce alcuni interessanti spunti di discussione.

Lo stile dei tabloid (anche se il Daily Telegraph non è un tabloid) è spesso e volentieri iper-spettacolarizzante, trash. Però non ce la sentiamo proprio di asserire che, in un mondo dove il 99% delle interviste è fatto di aria fritta, una iniezione di giornalismo investigativo “estremo” sia necessariamente una cosa negativa. Ben inteso, dal punto di vista etico alcune perplessità rimangono ed è quasi superfluo dire che Mahmood è un collezionista di citazioni in giudizio, tuttavia anche i vari Eriksson e Shepherd, una volta emerso ciò che è merso, non possono pretendere di passare per cavalieri senza macchia e senza vergogna. Per non parlare di Allardyce.

A cura di Luca Manes

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