Crea sito

Articoli Recenti

Americanate, NBA

Jesus

di Michele Garribba

Allen

Per diventare un campione in NBA il talento è sempre stato una condizione necessaria, imprescindibile, ma mai sufficiente a sé stessa: a questo, infatti, è obbligatorio associare altri tratti, spesso caratteriali e mutuati dall’esperienza. Non è un caso che parlando di giocatori come Michael Jordan o Kobe Bryant nella maggior parte dei casi si elogino anzitutto le loro forti personalità, il carisma, l’abnegazione al lavoro e la voglia di vincere. Uno dei maggiori paradigmi di questo dettame è stato sicuramente Ray Allen.

Ray Allen è un esempio e un personaggio straordinario perché ha dimostrato come l’applicazione possa portare ad un livello più alto: potenzialmente tutti possono prendere spunto da lui, ammirandolo per il campione che è stato, ma soprattutto tenendo conto di quanto, da un certo punto di vista, Ray Allen sia molto vicino ad ognuno di noi. Ray Allen sta in ogni ragazzo che supera le proprie lacune in algebra in appena due giorni e riesce a strappare 6 al compito grazie anche alla fiducia in sé stesso.

Oggi Ray non si è ancora ufficialmente ritirato. Nessuno può sapere se tornerà a giocare: molte squadre si sono interessate a lui (Milwaukee e Boston in primis), che però non mostra facilmente le proprie emozioni e non lascia trasparire i propri pensieri. Come sempre del resto. Un giocatore che ha ormai scollinato i 40 anni, ma continua ad allenarsi e a mantenere una forma fisica invidiabile, è da stimare a prescindere dalle sue capacità sul parquet.

Una delle ultime notizie emerse che lo riguardano parlava dell’apertura del suo ristorante a Miami: un locale nel quale il dettame culinario è per lo più health.

grown

L’interno del locale, chiamato “Grown”.

Nata da Ray e da sua moglie Shannon, l’idea è figlia dell’esperienza che i due genitori stanno attraversando: loro figlio Walker soffre di diabete infantile o, meglio, diabete di tipo 1. Quest’episodio lascia trasparire molto su Ray Allen: una persona sensibile e altruista, ma soprattutto con un grande rispetto. Quello stesso rispetto verso la vita l’ha portato verso il gioco in ogni occasione.

Lo stesso rispetto che Ray Allen ha portato è riuscito a conquistarselo, ritagliando la figura di un giocatore che oggi è considerato basilare: spesso si prova a paragonarlo a giocatori oggi in attività, ma in verità non può essere affiancato ad alcun nome. Al massimo ne può essere direttamente collegato, ma come capostipite (o comunque figura fondativa) di un tipo ben delineato di giocatore.

Oggi troviamo giocatori inseriti in un sistema e appartenenti a un’era nel quale questo tipo di doti cestistiche sono perfette e molto ricercate dalle squadre. Invece, Ray Allen è stato funzionale ad un gioco che non lo vedeva così tanto protagonista, imponendosi in un sistema lontano dal basket iper-perimetrale di oggi.

La dedizione e l’applicazione di cui sopra sono confermate dal fatto che Allen abbia ammesso di soffrire della sindrome ossessivo-compulsiva: Brian Babineau, fotografo dei Boston Celtics, gli ha dedicato una clip nel quale raccoglie alcuni momenti delle tre ore di allenamento di tiro che Ray Allen praticava prima di ogni partita.

Prima di questo allenamento Allen dormiva prima di pranzo, mangiava pollo e riso, si radeva la testa e andava a calcare il parquet quando nell’arena non c’era ancora nessuno. La sua dedizione deriva indubbiamente dall’educazione che ha ricevuto dai suoi genitori: Flora e Walter Sr. erano due militari.

Quando Ray nacque nel 1975, la famiglia viveva nella Castle Air Force Base a Merced, in California. Ray ereditò dal padre l’abnegazione verso il lavoro, ma la figura davvero formativa per lui fu sua madre: Flora Allen, nata in Arkansas, in età giovanile aveva lavorato nei campi di cotone ed è stata lei a scegliere di poter essere trasferita ogni tre anni, perché voleva intraprendere una sfida con sé stessa e conoscere il mondo.

E così è stato: qualche anno dopo infatti, quando Ray aveva pressappoco 8 anni, la famiglia risiedeva a Saxmundham, un paese di 2000 abitanti a nel sud-est dell’Inghilterra. Quando però sembra avviato a diventare un giocatore di baseball a tutti gli effetti, Jesus – tornato nel frattempo in California – gioca una partita di basket nella Edwards Air Force Base, al termine della quale lascia tutta la base militare stupita.

florallen

Flora Allen oggi, con suo nipote.

In senso cestistico, invece, la prima figura formativa è Phil Pleasant, un umile allenatore del vicinato: il classico uomo di basket impegnato a cercare di salvare qualche ragazzino da un destino molto più triste. Quando Phil intuisce le potenzialità di Ray lo aiuta a migliorare nei fondamentali e il ragazzo migliora di giorno in giorno.

Qualche anno dopo, questa volta in South Carolina, papà Walter Sr. porta suo figlio ad una partita di basket organizzata da padri e figli della base militare nel quale risiedevano. Denotata la strapotenza di Ray sul parquet, gli altri ragazzi denunciano il fatto che Ray non avesse ancora 16 anni e che quindi, per motivi probabilmente interni alle base militari, non potesse essere in campo. Suo padre replicò ammettendo come suo figlio, essendo semplicemente più bravo, potesse tranquillamente giocare. A seguito Ray andò su tutte le furie, fu espulso dalla partita e suo padre subì un duro rimprovero dai suoi superiori: Ray se la legò al dito e non molto tempo dopo dimostrò di essere effettivamente superiore a chiunque.

In fondo, anche questo piccolo episodio aiuta a comprendere Ray Allen: teoricamente sono state soltanto rispettate le regole della base, ma il negare un elemento prezioso al gioco e inficiare dunque la bellezza di quest’ultimo fu il motivo per il quale Ray perse la pazienza, evento non esattamente frequente.

Allen frequenterà la Hillcrest High School e durante questo periodo si completerà il suo processo di maturazione psicologica e intellettiva, non soltanto sui campetti da basket: Rosalind, la sua storica fidanzata dell’epoca, rimane incinta e Ray è costretto a garantirsi una buona istruzione per poter mantenere la propria famiglia. Egli dovrà quindi obbligatoriamente frequentare il college dopo le High School.

A Hillcrest Candyman diventa un uomo: riesce a mantenere le enormi responsabilità che un genitore appena maggiorenne ha, anche grazie all’aiuto della sua famiglia. Nel mentre, in campo Ray è inarrestabile: ha già un repertorio offensivo invidiabile, un decision making sviluppatissimo e quando capisce anche di poter diventare un giocatore NBA, decide di alzare l’asticella forgiando quella mentalità da vincente e da professionista che l’ha contraddistinto fino all’ultima partita.

Per il college la scelta ricade su UCONN anche grazie alle avance di Karl Hobbs. Inizialmente Allen viene impiegato soprattutto dalla panchina a causa della presenza in campo di Donyell Marshall, giocatore per certi versi simile a Ray Allen e che due anni dopo si rende eleggibile per il draft del 1994, venendo scelto dai Minnesota Timberwolves e realizzando una dignitosissima carriera NBA. Negli anni seguenti Allen si impone come uno dei migliori prospetti a livello nazionale.

Nella spedizione USA in Giappone per i World University Game del 1995 ci sono lui (capitano della squadra), Tim Duncan e Allen Iverson: gli Stati Uniti vinceranno il torneo da imbattuti e Ray sarà nominato USA Basketball’s Male Athlete of the Year, uno dei pochi successi concreti di quegli anni. Durante quella trasferta oltretutto si crea all’interno dello spogliatoio la rivalità tra Allen e The Answer, che vedrà quest’ultimo vincitore a livello di college basketball. Il nome di Allen è sempre più affiancato a quello della NBA, ma il figlio di Flora decide di rimanere un anno in più del previsto agli Huskies, rendendosi poi finalmente eleggibile al draft del 1996.

raconn

Ray Allen ai tempi di UCONN: dal Connecticut sono emersi anche talenti come Andre Drummond, Caron Butler e Kemba Walker.

Quel draft era segnato da Allen Iverson come prima chiamata, ma per il resto fu molto strano (soprattutto per Kobe Bryant sceso fino alla 13° scelta): Ray Allen fu scelto al numero 5 dai Minnesota Timberwolves, venendo subito girato ai Bucks, con i quali giocò la sua prima partita NBA proprio contro i 76ers di Iverson. Durante quell’anno, fu scelto da Spike Lee per interpretare Jesus Shuttlesworth in “He Got Game”: Ray Allen fu notato da Spike Lee durante una trasferta a New York. Grazie a un successivo ottimo provino, venne scelto per collaborare con Denzel Washington.

Il fatto che Ray Allen sia stato protagonista di un intero film è un altro fattore esplicativo: Candyman è sempre stato concentrato sul gioco e sull’allenamento, ma questo non significa che trascenda da una cifra stilistica ben precisa. Ray Allen appare esattamente com’è, ovvero con la testa sempre perfettamente rasata, i calzettoni tenuti sempre alla stessa altezza, movimenti sempre precisi, uguali e armonici, nonché l’immancabile chewing gum in bocca. Anche questo ha contribuito a formarlo come personaggio unico e probabilmente Spike Lee da questo punto di vista ci aveva visto lungo.

Nei suoi primi due anni NBA Milwaukee, seppur dopo buone mosse di mercato, non riuscì a decollare fino a quando Ray Allen fu liberato da molte responsabilità difensive e poté giocare nella posizione a lui più congeniale. I Bucks migliorarono la propria fase offensiva, ma non riuscirono comunque ad arrivare ai play-offs sino al 1999, anno che segna l’arrivo di George Karl in panchina e l’approdo al primo turno perso per 3-1 contro gli Indiana Pacers. Durante quella serie, Ray Allen fu metaforicamente invitato da Larry Bird a entrare nella Elite Shooting Guard.

Milwaukee arrivò ai playoffs anche nella stagione successiva, con Ray Allen quarto in NBA per PPG, ma la squadra si arrese ancora agli Indiana Pacers al primo turno. Tuttavia, i Bucks avevano una buona squadra: ci sono anche Glenn Robinson, Tim Thomas e Ervin Johnson. Candyman in quegli anni divenne un tassello fondamentale anche per la sua integrità fisica, giocando per 366 partite consecutive.

Nei playoffs del 2001, Milwaukee raggiunge uno dei suoi massimi risultati assoluti arrivando fino alle finali di Conference proprio contro i 76ers di Allen Iverson che trionferanno in una grandissima gara-7.

Quello rimarrà il punto più alto raggiunto da quei Bucks, successivamente penalizzati da moltissimi infortuni. Così, a metà del 2003 Sonics e Bucks si scambiano Gary Payton e Ray Allen. Anche grazie ad alcune buone scelte al draft, i Sonics giocano bene e Ray Allen si scopre ancor più completo di quanto non fosse stato fino a quel momento: dimostra ottime doti di ball handling e difensive, fino a che i Sonics non arrivano terzi in Western Conference nel 2005. Prima che la squadra venga trasferita a Oklahoma viene draftato Kevin Durant e Ray Allen viene mandato ai Celtics per Jeff Green, Wally Szczerbiak, e Delonte West: la parte migliore della sua carriera sta arrivando.

racelt

I Celtics di quell’anno sono stati una squadra più complete e versatili a vincere un titolo NBA negli ultimi anni.

A dar man forte a Paul Pierce quell’anno non fu soltanto Ray Allen, ma anche Kevin Garnett, con i quali i Celtics formarono un roster molto competitivo che includeva anche Rajon Rondo, Kendrick Perkins e Glen Davis. Quei Boston Celtics vengono ricordati come una fazione rivoluzionaria, che si oppose al dominio dei Lakers riportando i giusti onori a una grandissima franchigia.

Dal punto di vista offensivo, in campo Allen sembra inarrestabile ed è anche prezioso nella metà campo difensiva, inaugurando la figura del 3&D oggi tanto in voga. Quell’anno vinsero l’Eastern Conference per poi portare fino a gara-7 una serie insidiosissima contro gli Atlanta Hawks.

Al secondo turno, c’è un freschissimo LeBron James: anche questa serie arriverà a gara-7, ma sarà molto meno incisivo l’apporto di Ray Allen, perché a decidere quella serie furono Pierce, Garnett e soprattutto la panchina dei Celtics. Le finali di Conference andarono diversamente e furono paradossalmente la serie più facile per i Celtics nel 2008: in gara-5 Ray Allen mise a referto 29 punti ed i Celtics chiusero la serie a gara-6.

Per vincere il titolo era rimasto soltanto un ostacolo: i Los Angeles Lakers.

Quell’anno, grazie principalmente a Kobe e a Pau Gasol, i Lakers avevano vinto una delle più combattute Western Conference degli ultimi 15 anni ed erano favoriti, nonostante l’assenza in casa gialloviola di Andrew Bynum. Tra le fila dei Celtics, Ray Allen è stato il giocatore più presente in campo con 41 minuti esatti per partita, che hanno significato 20+5+2 ogni sera.

È importante notare con in queste Finals Allen abbia già 32 anni: la sua maturità cestistica è adatta al traguardo che ha raggiunto e man mano che passano gli anni Ray Allen segnerà nuove pagine nel libro della storia del basket. Che gli anni ai C’s siano i migliori per lui, lo testimonia anche il record che Candyman raggiunge qualche anno dopo aver vinto il titolo.

Gli avversari sono ancora i Lakers ed è il 10 febbraio 2011: durante il primo quarto, He Got Game batte il record di triple in carriera di Reggie Miller divenendo il giocatore con più triple realizzate nella storia della NBA con 2561, divenute 2973 a fine carriera. Per ora, il record è ancora valido. Quel giorno all’arena era ovviamente anche presente Flora, un personaggio già visto in questa storia.

rallenrecord

Tuttavia, il rapporto che Allen ha avuto con i suoi compagni ai Celtics non è roseo come lo si può immaginare: lui e Rondo non si stavano particolarmente simpatici, forse per la tendenza di Ray – auto-definitosi vittima di un disturbo ossessivo compulsivo – a cercare sempre l’ordine e il rigore e quella contrapposta di Rondo, che possiede un’entropia di gioco unica quanto spesso letale.

Ultimamente Paul Pierce ha dichiarato come Ray sul campo fosse un compagno perfetto – altruista, utile, intelligente e preciso – ma fuori dal campo mantenesse un atteggiamento spesso distaccato, anche troppo riservato. Pare che anche nell’anno della vittoria del titolo, nonostante gli entusiasmi alle stelle, Ray non fosse complice dei suoi compagni lontano dal parquet; in questo senso, The Truth è arrivato ad ammettere come ritenga i Big Three non con Allen e Garnett, ma con quest’ultimo e Sam Cassell, sul campo non certo il giocatore più essenziale per quel titolo.

Nel restante quadriennio di Allen in Massachusetts i Celtics, dopo la conquista del titolo, non riuscirono a replicare la vittoria: il roster era ottimo, ma già in là con l’età. Rajon Rondo è comunque il giocatore più lunatico della lega, mentre Allen e Garnett soffrirono di molti infortuni. In verità, però, forse quella squadra non è riuscita a mantenere per più di una annata quella chimica che porta poi a fondare una legacy e a restare ai vertici della lega per almeno due-tre stagioni.

Così nel 2012 Allen diventa free agent e decide di firmare con i Miami Heat di LeBron James, campioni in carica. Pierce e Garnett rimasero a Boston: nonostante tutto, rimasero dispiaciuti ma soprattutto delusi dalla decisione di Ray, tanto che paradossalmente da allora né The Truth, né The Big Ticket hanno più rivolto la parola ad Allen. La prima partita di regular season quell’anno per gli Heat fu proprio contro i Celtics e ciò che successe tra Garnett e Allen non fu entusiasmante.

In realtà, gli anni di Ray Allen agli Heat sono fantastici: il lieto fine per una storia dura, non difficile ma dura, sudata, cercata e fortemente voluta. In particolare, la prima stagione agli Heat nel 2013 diviene il premio alla sua tenacia e al suo volersi sempre migliorare in ogni cosa e quel premio prende forma in 14,2 secondi di follia ovvero una delle azioni più incredibili delle Finals NBA.

RayThree

Quel tiro è stato analizzato minuziosamente, ma al di là di ogni piccolo dettaglio ciò che fa Ray Allen è molto particolare: in quel momento Ray è costretto a fidarsi soltanto dell’istinto, non può calcolare, non può pianificare e per come si è mostrato non sembra qualcuno che si affidi all’istinto o, peggio, al caso. Eppure non è stato un problema perché Ray aveva già calcolato abbastanza, come se sapesse che prima o poi avrebbe dovuto prendere quel tiro.

Come se non fosse abbastanza in gara-3 dello sweep di Miami sui Bucks, dopo la sua 332° tripla segnata ai playoffs, Allen diventa il recordman di questa categoria, superando ancora Reggie Miller. Quegli anni Ray li trascorse molto serenamente, con un apporto concreto e affidabile dalla panchina fino alla decisione di non rinnovare il suo contratto e rimanere free agent.

Se esistesse un giocatore di cui avere il poster in cameretta, del quale innamorarsi non in modo irrazionale e che possa essere da esempio in ogni azione compiuta, per me questo è Ray Allen: pensare a lui e alla sua carriera può portare chiunque a pensare di potercela fare da solo, con la giusta dose di coraggio ed impegno.

Ray Allen è il campione vicino a tutti e per questo provare a spiegarlo, forse, è come provare a spiegare il basket ad un bambino: si prende la palla, la si tira e questa entra nel canestro.

Michele Garribba

Michele Garribba

Michele Garribba è nato nel 1995, di mattina finge di studiare fisioterapia e di notte salva il mondo da chi scrive "altra alternativa" e "troppo esagerato". Appassionato di rap ed NBA, soffre del disturbo di dover scrivere riguardo tutto ciò che osserva.
Michele Garribba

Latest posts by Michele Garribba (see all)

Michele Garribba

Michele Garribba è nato nel 1995, di mattina finge di studiare fisioterapia e di notte salva il mondo da chi scrive "altra alternativa" e "troppo esagerato". Appassionato di rap ed NBA, soffre del disturbo di dover scrivere riguardo tutto ciò che osserva.