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Premier League

Il giochino

di Crampi Sportivi

mouconte

Go on, son! – Ep. 6

Alzi la mano chi è un po’ stanco del giochino di José Mourinho. Alla stregua di un navigato politicante, il non-più-tanto-special-one ha provato a nascondere le sue magagne sotto lo stropicciato tappetino della polemica spinta a più non posso. Facile farlo dopo essere stato asfaltato dal Chelsea in quella che è stata la sua casa calcistica per anni, lo Stamford Bridge, prendendosela con Antonio Conte per la sua esultanza/il suo vigoroso incitamento del pubblico sul 4-0 per i Blues. La sensazione è che ormai il re sia nudo e che le sparate di Mou siano un po’ a salve, ci importano quel che basta per entrare nell’esame dell’oggetto del contendere.

A livello meramente tecnico, il fu allenatore dei successi lampo e dei team grondanti personalità si è reso protagonista di un inizio campionato che definire fallimentare è dire poco. Dopo l’ennesima campagna acquisti monstre dello United, al portoghese si era chiesto un impatto se non dirompente, almeno all’altezza della sua fama di grande condottiero, posto che le tossine del biennio Van Gaal non erano e non sono facili da smaltire tutte d’un fiato. Ora, che il gioco di Mourinho non sia praticamente mai stato troppo spettacolare era assodato. Il suo primo Chelsea era spietato quanto noiosetto, l’Inter del triplete sarà tramandata ai posteri per dimostrazioni di barricate+sportellate che avrebbero fatto la gioia di Rocco & Herrera. In Inghilterra, con lo spiccato senso dell’umorismo che hanno, durante il secondo ciclo allo Stamford Bridge avevano coniato l’espressione “park the bus” per restituire le suggestive alchimie difensive Blues.

Il primo comandamento del Mou Club è sempre stato non prenderle, si guardi all’emozionante zero a zero con il Liverpool di Klopp. Il secondo comandamento è sempre stato una declinazione del primo, tanto da arrivare a estremi calcistici come Samuel Eto’o in versione terzino. Contro il Chelsea anche Marcus Rashford si è prestato a fare ogni tanto l’esterno difensivo, tanto per mischiare ancor di più i ruoli. Già i ruoli.

Sicuri che Paul Pogba sia proprio tagliato per giocare davanti alla difesa o fare quasi il trequartista (come accaduto in quel di Anfield Road)? Nel centrocampo della Juventus era collocato altrove – sicuramente non in posizione così centrale – e rendeva alla grande. Perché snaturarlo così? E ancora, dopo aver sborsato milioni a destra e a manca, possibile che trovi ancora tanto spazio uno come Fellaini che, non ce ne voglia, ai piedi sembra spesso avere più un paio di Doctor Martens al posto degli scarpini. Oltretutto, siccome quando piove, grandina, sembra che al Manchester United mancherà per tutto il resto della stagione quello che finora si era rivelato come il miglior acquisto estivo, il difensore ivoriano Eric Bailly, infortunatosi gravemente contro il Chelsea.

Ma i cahiers de doléances non finiscono qui. L’equivoco Rooney, prima inamovibile e poi sparito dal radar di Mourinho, l’indugiare con due terzini non di ruolo (con il Chelsea Valencia e Blind) relegando in panchina o addirittura in tribuna Darmian, l’ostracismo nei confronti di Martial, forse il migliore della stagione 2015-16, e via discorrendo. Sia ben chiaro, i ricchissimi calciatori in maglietta rossa con il diavoletto sul petto hanno le loro belle colpe, ci mancherebbe altro. Tuttavia ora il manovratore ostinandosi al suo giochino da “parafulmine” mediatico, si ritrova di buon diritto sul banco degli imputati per quelle che sono le sue carenze nella gestione sportiva.

Che il portoghese abbia perso il suo tocco magico? L’impressione è che a forza di combattere battaglie contro nemici (veri e immaginari as well) Mourinho sia incappato in una sorta di supplizio di Sisifo autoinflitto, in cui al posto del masso da spingere in salita ci sono Waterloo sportive da cui il fine stratega di un tempo non riesce ora a trovare l’uscita. Visto come gioca il Man Utd, ci vuole qualcosa più di una polemica per vincere la guerra oggi. E Mou, temiamo per lui, lo sa fin troppo bene.

A cura di Luca Manes

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