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Voglio tornare al Boleyn Ground

di Crampi Sportivi

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Articolo a cura di Luca Manes, e pubblicato precedentemente su Alias del Manifesto, il 26 novembre 2016

“I want to go home, Stratford is a shit hole, I want to go home…” Questo coro non proprio oxfordiano risuona ormai di frequente sugli spalti del London Stadium, come è stato rinominato l’impianto che ha ospitato le gare d’atletica e le cerimonie di apertura e chiusura dei Giochi Olimpici tenutisi a Londra nel 2012, ora affittato alla compagine di Premier League West Ham United. La voglia di tornare ad affollare lo storico Boleyn Ground, che ha aperto i battenti nel 1904 ed è conosciuto anche come Upton Park, chiarisce appieno il sentimento di una crescente fetta di tifosi del West Ham verso la nuova casa: disagio, frustrazione, rabbia. L’impianto non ha nulla di inglese, a partire dalla forma, che è circolare, per arrivare alla distanza dal campo, sicuramente inusuale per queste latitudini. Sebbene sia stata “ricoperta” la pista d’atletica, il rettangolo di gioco rimane troppo lontano, anche facendo il paragone con la nuova generazione di arene calcistiche, come l’Emirates Stadium dell’Arsenal. Fuori poi c’è il nulla. O meglio, c’è Westfield, il centro commerciale più grande d’Europa, un anti-climax totale rispetto all’atmosfera frizzante e genuina dei negozietti, del mercato e dei pub di Green Street, la lunga arteria dell’East End proletario che conduce al glorioso Boleyn Ground. La vecchia casa invece è sempre stata l’archetipo dello stadio british. Era rimasta tale anche dopo gli adeguamenti post Taylor Report, che avevano spianato le terraces, da dove potevi quasi alitare in faccia ai giocatori, per far posto a tribune più moderne e con posti a sedere. A dirla tutta il pubblico di super-appassionati della Bobby Moore Stand era solito seguire la partita rigorosamente in piedi.

E qui nasce un’altra polemica destinata a durare a lungo. Al London Stadium a parecchi di coloro i quali hanno deciso di perpetuare l’abitudine di alzarsi per guardare il match è stato impedito l’accesso. Una misura punitiva avversata e criticata aspramente dagli hardcore fans.

Noi siamo tornati a Green Street un uggioso pomeriggio di fine ottobre. Qualche giorno prima sui giornali era apparsa la notizia che erano iniziati i primi lavori di demolizione del Boleyn Ground. In effetti tutto il perimetro dello stadio è transennato. Sono spariti i mitici cancelli bordeaux con la scritta West Ham in bella mostra (spostati all’Olimpico), mentre tra le due torrette che presidiano la West Stand è stato rimosso il simbolo della squadra. Anch’esso cambiato, nel frattempo.

Dietro alla Trevor Brooking Stand sono invece in corso degli scavi e un giovane archeologo ci spiega che sono state trovate le fondamenta di un castello del 16-17esimo secolo. “Ma non dovrebbero arrivare fin sotto la tribuna, più probabilmente si estendono verso la scuola qui accanto”. Quindi non si prospettano nubi all’orizzonte per la speculazione edilizia del duo di proprietari degli Irons Gold & Sullivan. Lì dove sorgeva il Boleyn Ground, spunteranno palazzi nuovi di zecca. Gli 838 appartamenti al loro interno dovrebbero fruttare un bel gruzzolo al club. Si vocifera di oltre 70 milioni di sterline (più o meno l’equivalente della stessa cifra in euro, visto che la valuta britannica è colata a picco dopo la Brexit).

Un affare, anche perché l’affitto del London Stadium ammonta a “soli” 2,5 milioni l’anno, mentre la capienza è passata dai 35mila di Upton Park ai 57mila posti attuali. Nota bene, in precedenza il West Ham aveva sborsato una piccola frazione (15 milioni) del denaro impiegato per adattare l’arena alle esigenze della Premier. Un conto salatissimo, attestatosi a 323 milioni di sterline e foraggiato – se si eccettua il contributo degli Hammers – interamente dalle casse pubbliche. Una pesante eredità delle Olimpiadi lasciata dall’ex sindaco conservatore Boris Johnson (adesso ministro degli Esteri). La mossa è stata di recente criticata aspramente dal suo successore, il laburista Sadiq Khan, che ora vuole vederci chiaro e ha ordinato un’indagine indipendente – anche perché negli ultimissimi mesi prima della consegna dei lavori c’è stato un aumento di spesa di ben 50 milioni.

Di questa polemica e anche di altro vorremmo parlare con qualche avventore della Boleyn Tavern, che all’angolo tra Green Street e Barking Road esiste da una manciata di anni prima che venisse costruito Upton Park. Ma anche qui l’atmosfera è dimessa. Sarà che è primo pomeriggio, ma di gente ce n’è poca e nessuno ha voglia di parlare. Ora sono più l’eccezione che la regola, però.

Se inizialmente la tifoseria del West Ham aveva accettato il trasferimento come uno dei mali necessari del calcio moderno, ora infatti è parecchio in subbuglio. Anche nel nutrito contingente italiano c’è chi non ha proprio digerito l’addio al Boley Ground. I ricordi sono infiniti. “Le mille camminate intorno allo stadio, il fish & chips all’Ercan, la metropolitana che dava un senso di liberazione una volta che indicava Upton Park, le mille pinte nei bar della zona, il freddo pungente, le luci dei riflettori nei match infrasettimanali, le centinaia di ore perse al computer guardando i video degli anni Ottanta, dove Upton Park veniva soprannominata la fortezza… Fa strano pensare che un posto del genere, che ha resistito ai bombardamenti della Luftwaffe sia stato abbandonato per una mera questione economica”, ci spiega Niccolò Franchi della Station 936, il club di supporter claret & blue del Bel Paese di più lunga data.

Anche tra gli amici inglesi della Station 936, gente che ha frequentato Upton Park per decenni, il sentimento predominante è la malinconia e la delusione. Chris e Matthew criticano aspramente il nuovo impianto, Sue e Tristram non nascondono gli aspetti negativi, ma sperano che pian piano le cose possano migliorare.

A giudicare dai fatti accaduti a inizio campionato, c’è addirittura una frattura all’interno del popolo degli Irons. Fedelissimi contro occasionali – con tanto di coro “qual era il vostro posto all’Upton Park?” – e supporter “veri” contro “clienti, consumatori dello spettacolo football”, non sono mancati i momenti di tensione, sfociati in scazzottate e scambi di insulti in stile East End. Incidenti se ne sono registrati, ma tra le due tifoserie rivali, anche durante il derby di Coppa di Lega contro il Chelsea. In quell’occasione in tanti, anche in Italia, hanno parlato di “ritorno degli hooligan”, dimenticando che, specialmente nei derby, episodi del genere non sono poi così inusuali. Più rilevante, invece, che al tabloid Daily Mirror un esponente delle forze dell’ordine abbia dichiarato che quello del West Ham sia “il peggior stadio in cui mi sia trovato a lavorare” e che “devono fare qualcosa per risolvere il problema”. Parola di Old Bill, come viene chiamata oltre Manica la polizia.

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