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La Peste e il treno per Roma

di Simone Vacatello

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Milano e Roma, due mondi lontanissimi.

La nebbia invernale e il sole primaverile, l’operosità esibita e l’orgogliosa indolenza, la cotoletta e l’abbacchio, la schiscetta e la pennichella, i navigli e il biondo Tevere, il dané e i quatrini.

Due mondi inconciliabili, ma solo per chi ha poca fantasia.

Nonostante la buona tecnica della Peste, questi era quel tipo di centravanti largo a sinistra, tutto scatto, poi si accentra e colpo di testa. Non era il tipo di giocatore a cui avresti attribuito doti di fantasia, semmai di efficacia, ma sempre un’efficacia imprevedibile. La Peste ebbe abbastanza fantasia per conciliare due mondi lontani, e per essere un idolo su entrambe le sponde di un’Italia tanto divisa tra due Capitali da essere un po’ orfana di entrambe.

Il Milan campione d’Italia, d’Europa e del Mondo di Nereo Rocco e la Roma, piccola e di frontiera, di metà anni ’70. Davvero due mondi lontanissimi, che la Peste riuscì ad amare con la stessa dedizione, venendo grandemente riamato da entrambi.

Il gol di Prati nel derby capitolino del 1975

Chiuso in Nazionale dal cannibale Gigi Riva, fu uno dei migliori attaccanti dei suoi anni.

Il treno che unisce Milano e Roma si chiama Pierino Prati.

Simone Vacatello

Simone Vacatello

Direttore e co-fondatore di Crampi Sportivi, collabora anche con Rivista Undici e cura un blog sul Fatto Quotidiano. Quando non può scrivere di supereroi, scrive di pallone.
Simone Vacatello

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Direttore e co-fondatore di Crampi Sportivi, collabora anche con Rivista Undici e cura un blog sul Fatto Quotidiano. Quando non può scrivere di supereroi, scrive di pallone.