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Serie A

Sparta e Atene

di Simone Vacatello

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Ci aspettavamo qualcosa in più da Juventus-Roma, non perché non sia stata una bella partita ma perché a livello narrativo la sostanza di questo campionato, a metà della sua strada, è rimasta invariata. E una storia, per essere tale, deve pur avere un cambiamento al suo interno.

Ieri sera il cambiamento narrativo è stato minimo: la Juventus ha ribadito che la propria superiorità sta soprattutto nel cinismo, nella capacità di sfruttare anche pochi acuti delle sue grandi individualità, per poi affidarsi a una solida e rodata macchina organizzativa. La Roma invece si è confermata una squadra vivace ma dall’approccio tiepido, decisamente volitiva in alcune fasi del gioco, ma a cui continua a mancare il guizzo, l’affermazione definitiva. 

La prima ha la forza e la concentrazione per lasciare presto un’impronta decisiva sulla gara e poi chiudersi come una pragmatica prigione di specchi, costringendo la seconda a crossare dalla trequarti, a provare schemi su calci piazzati e a far girare il pallone in cerca di spazi, grazie alle discrete qualità di possesso (60% finale contro il 40% degli avversari).

Ma ai giallorossi difetta proprio ciò che nei bianconeri abbonda: il cinismo, la mancanza di alternative alla vittoria. I padroni di casa hanno deciso di vincere la partita, gli ospiti hanno provato a pareggiarla dopo essersi concessi il rischio di perderla. Per vincere una partita del genere, però, provarci non basta: lo svantaggio di determinazione tra le due avversarie si è acuito quando Spalletti per superarlo si è affidato nel primo tempo a un legittimo ma ieri fin troppo equilibrato senso di realtà. Un incontro di concezioni calcistiche così distanti, in grado sì di dialogare ma mai di trovare una misura comune di confronto, non può limitarsi a una sola frazione di gara, né Atene può fare più di tanto appello alla pericolosità della propria dialettica se regala un tempo intero a Sparta, città che non riconosce figli che non siano nati per vincere.

Nonostante la sconfitta, grande serata di Wojciech Szczęsny

La Juventus, che guadagna sette punti di distacco, una notevole tranquillità e ulteriore fiducia nei propri mezzi, perde tuttavia un’occasione di confronto, almeno al momento, un interlocutore prezioso. Vincere ai punti, infatti, perdere chi ti pungola, conferma la tua grandezza ma inevitabilmente rallenta la tua corsa al miglioramento. Un miglioramento che sarebbe stato utile per guardare finalmente il proprio riflesso europeo in quella perfetta prigione di specchi che infiniti lutti addusse alla Serie A.

La Roma, dal canto suo, ha di fatto mostrato un progresso almeno dal punto di vista dei nervi, della tenuta in campo, trovando sempre la forza di reagire virtuosamente alle ripartenze dei padroni di casa, e cercando l’area avversaria fino all’ultimo minuto disponibile. Pochi anni fa tale sostanza non sarebbe stata altrettanto scontata e ciò, oltre a non estinguere la speranza di un riavvicinamento nel prosieguo del campionato, dà anche la misura di quanto profondo fosse il divario allora, probabilmente più di quanto si pensasse.

Oggi la storia si è confermata, se si vorrà cambiarla domani – per lontano che questo sia – non basterà crossare il cuore oltre l’ostacolo, sarà necessario atterrire l’avversario con il fragore del suo pulsare. D’altronde più tempo passa e più Sparta sarà difficile da contrastare, perché ancora più abituata alla vittoria. Buon per lei, ma si meriterà un avversario altrettanto impegnativo.

Simone Vacatello

Simone Vacatello

Direttore e co-fondatore di Crampi Sportivi, collabora anche con Rivista Undici e cura un blog sul Fatto Quotidiano. Quando non può scrivere di supereroi, scrive di pallone.
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Direttore e co-fondatore di Crampi Sportivi, collabora anche con Rivista Undici e cura un blog sul Fatto Quotidiano. Quando non può scrivere di supereroi, scrive di pallone.