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Pallone, Premier League, Racconti, Ricorrenze

Le 10 partite memorabili giocate nel Boxing Day

di Simone Pierotti

Chelsea's Chris Sutton (l), Gabriele Ambrosetti (second right) and Gustavo Poyet (r) congratulate Gianfranco Zola (second left) on scoring from the penalty spot

Antefatto e curiosità

di Luca Manes

Paradossi del football di inizio Ventunesimo Secolo, in Inghilterra cresce il partito di quelli che vorrebbero una pausa invernale, o quanto meno decongestionare un calendario foltissimo tra la fine di dicembre e l’alba del nuovo anno. Da noi invece qualcuno sta iniziando a riflettere sulla possibilità che giocare il giorno di Santo Stefano non sia alla fin fine un brutto affare (economico). D’altronde la quasi totalità della popolazione italiana che è consumatrice di eventi sportivi si gode un giorno di pausa lavorativa e quindi ha tempo per gli svaghi. Così anche i semi-vuoti stadi nostrani potrebbero riempirsi almeno in occasione delle feste di Natale.

In un mese delicato come questo, in quanto a fenomeni atmosferici, il fattore climatico ha spesso creato tanti grattacapi al football, viene in mente il Natale inglese del 1962, ricordato come il più “tragico” da questo punto di vista, con rinvii a non finire.

L’apice si toccò il primo dell’anno: non si giocò nemmeno un match di tutti quelli in programma nelle categorie professionistiche. Il 5 gennaio si tennero solo cinque sfide del terzo turno di Coppa d’Inghilterra che fu poi possibile completare solo l’11 marzo. Il Big Freeze di quei giorni fece registrare temperature intorno ai -20 e abbondanti nevicate su tutto il Paese, stabilendo dei record che ancora resistono negli annali della meteorologia britannica. Roba che nemmeno con le attrezzature attuali si sarebbe potuto ovviare al problema. Il danno a tutto il movimento del football fu talmente esteso che ci si dovette inventare una sorta di “schedina” virtuale per facilitare il compito degli scommettitori – un gruppo di esperti, tra cui gli ex giocatori della nazionale Tom Finney, Tommy Lawton and Ted Drake si riunì “a porte chiuse” per deliberare un pronostico sulle varie partite in programma, pronostico che poi sarebbe valso come risultato finale qualora a vincere fosse stato il maltempo.

Il primo turno di campionato senza intoppi dopo l’ondata di maltempo fu quello del 16 marzo, ovvero quando il Barnsley disputò solo la sua seconda partita in tre mesi e il Blackpool poté allestire la prima sfida casalinga al Bloomfield Road dal 15 dicembre dell’anno precedente. Il terreno di gioco era così ghiacciato che gli storici dei Seasiders narrano di calciatori che a inizio gennaio si divertirono a pattinarci sopra (episodi simili si verificarono anche a Halifax, che allora vantava un club in Third Division). A Norwich si provò, senza successo, a sciogliere il ghiaccio con un incendio pilotato. Una volta scioltosi, infatti, ci metteva comunque pochi minuti a riconsolidarsi.

Il record di rinvii, però, non appartiene al calcio inglese. A battere tutti è fu la gara valida per il terzo turno di Coppa di Scozia tra l’Airdrie e lo Stranraer: ci vollero ben 34 tentativi prima di poter vedere scendere in campo i 22 giocatori. Alla fine si impose l’Airdrie, con il 3-0 più sofferto della storia.

I dieci turni memorabili giocati nel Boxing Day

di Simone Pierotti

D’altro canto, ci sono tradizioni a cui gli inglesi non rinuncerebbero per nulla al mondo: il tacchino ripieno con salsa di mirtilli e purè per il grande pranzo, le coroncine di cartone, i Christmas Crackers da scoppiare, il pudding con una moneta di cioccolato incastonata, andare allo stadio il giorno di Santo Stefano. Un rituale radicato nella società britannica al pari della messa la sera della vigilia. Un’usanza che affonda le sue radici già in epoca vittoriana, durante la quale l’albero di Natale divenne popolare in ogni contea del Regno Unito.

Anzi: fino al 1957 era prassi consolidata far disputare due turni consecutivi di campionato sia il giorno di Natale che quello seguente. Poi, con l’avvento della televisione e con i trasporti pubblici che lavorano a regime ridotto, fu deciso di mantenere soltanto il programma di gare del Boxing Day. Che, in oltre un secolo di storia, ha saputo regalare – è proprio il caso di dire – sfide leggendarie.

1. SHEFFIELD FC-HALLAM FC (1860)

La prima partita di calcio di cui esiste traccia negli archivi e nei libri, il primo derby di sempre nonché il primo incontro (ufficioso) giocato il giorno di Santo Stefano: tanti primati racchiusi in una sola sfida, quella del 26 dicembre 1860 andata in scena a Sandygate Road alle porte di Sheffield. Su un manto erboso innevato i giocatori dello Sheffield Football Club e dell’Hallam Football Club intrattengono parecchi tifosi che hanno preferito gustarsi un po’ di football anziché gli avanzi del pranzo di Natale. È un calcio primordiale: lo scarno regolamento non prevede ancora la regola del fuorigioco, la traversa o il rinvio dal fondo. Le due squadre, falcidiate da parecchie assenze, schierano sedici giocatori ciascuna, ma c’è chi giura di averne visti ben venti in campo con il completo azzurro dell’Hallam: gli avversari, nel generale clima di fair play, non insorgono. Anzi: segnano due reti senza subirne. Finisce come un’improvvisata sfida tra ragazzini: fischio finale al calar delle tenebre e ognuno a casa sua.

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2. PRESTON NORTH END-DERBY COUNTY (1888)

Se è alla Freemasons Tavern di Londra che si riunì per la prima volta la Football Association, fu invece al Royal Hotel di Manchester che venne deciso di istituire il primo campionato di calcio a diffusione nazionale: a coniare il nome “Football League” è William Sudell, presidente del Preston North End. Che il giorno di Santo Stefano riceve il Derby County e ha la possibilità di aumentare il vantaggio sull’Aston Villa secondo in classifica, chiamato a osservare il turno di riposo. Gli “invincibili” – così la stampa ribattezza, senza troppa fantasia, i giocatori della formazione del Lancashire una volta che chiudono il campionato da imbattuti – fanno un bel regalo agli oltre 5mila spettatori: cinque palloni nella porta avversaria. Due di questi li infila John Goodall, capocannoniere del campionato con 21 gol in altrettanti incontri. Incluso quello contro l’Aston Villa in cui gioca il fratello Archie.

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3. DICK, KERR’S LADIES-ST. HELEN’S LADIES (1920)

Quando scoppia la Prima guerra mondiale, in Inghilterra la corsa agli armamenti coinvolge anche le donne: succede alla Dick, Kerr & Co., azienda specializzata nella produzione di locomotive e tram che viene però convertita in industria di munizioni nel periodo bellico. Le lavoratrici dello stabilimento di Preston si divertono a inseguire un pallone durante le pause per il pranzo e per il tè: si sentono ripetere che il football è roba per maschi, ma zittiscono gli scettici quando affrontano e sconfiggono una selezione di uomini. Nasce così il mito delle Dick, Kerr’s Ladies che giocano una serie di incontri di beneficenza in favore dei mutilati di guerra: il 26 dicembre 1920 attirano addirittura 53mila spettatori a Goodison Park – e circa 15mila rimangono fuori dai cancelli. Trascinate da due stelle come Alice Woods e Lily Parr, le Dick, Kerr’s Ladies rifilano ben quattro gol al St Helen’s: grazie alla loro popolarità hanno raccolto 70mila sterline. Eppure, l’anno seguente, la Football Association negherà inspiegabilmente al calcio femminile l’accesso nei grandi stadi inglesi: il divieto rimarrà in vigore per mezzo secolo.

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4. BOURNEMOUTH-CLAPTON ORIENT (1931)

Inserite nel girone sud della Third Division, il Bournemouth and Boscombe Athletic Fc e l’attuale Leyton Orient si scontrano sia il giorno di Natale sia il 26 dicembre, secondo un’usanza in voga ormai da parecchi decenni: due squadre disputano il turno di andata e quello di ritorno nell’arco di un paio di giorni. In occasione della prima partita, ai calciatori della squadra del sobborgo londinese viene offerto un barile di birra e questi se lo scolarono senza colpo ferire. Scendono in campo ubriachi marci ma riescono comunque a giocare in modo dignitoso uscendo sconfitti per 2-1. Il giorno seguente hanno già miracolosamente smaltito la sbornia e, a campi invertiti, vincono con un gol di scarto.

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5. BRENTFORD-SHEFFIELD UNITED (1946)

Il Natale del 1946 dona agli inglesi un po’ di serenità dopo la parentesi della Seconda guerra mondiale e, soprattutto, li riporta allo stadio: i vari campionati mancano dalla stagione 1939-40, peraltro interrotta dopo sole tre giornate dopo l’inizio delle ostilità. Per i tifosi di Brentford e Sheffield United rimasti a casa, poi, c’è un graditissimo regalo: la BBC trasmette la radiocronaca integrale dell’incontro del 26 dicembre tra le rispettive squadre. Mai prima di allora, nel giorno del Boxing Day, una partita era stata raccontata alla radio dal primo al novantesimo minuto.

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6. FULHAM-IPSWICH TOWN (1963)

Se chiedete ai tifosi del Fulham quale partita ricordino con maggior piacere è probabile che riceviate come risposta una data: 26 dicembre 1963. La controparte dell’Ipswich Town, invece, ribatterà che rappresenta uno dei giorni nefasti nella storia del club. Difficile dar loro torto: finì 10-1 e dopo neanche mezz’ora dal fischio d’inizio la partita era ormai compromessa. Un tonfo inimmaginabile, non fosse altro che pochi mesi prima l’Ipswich Town aveva vinto il campionato. Lo scozzese Graham Leggat fa registrare la tripletta più veloce nella storia della First Division – tre gol in altrettanti minuti – prima di aggiungerne un quarto: nel tabellino dei marcatori finisce anche il futuro ct della nazionale Bobby Robson. “Devono essere stati quei favolosi tacchini che gli abbiamo dato a Natale”, ridacchia il tecnico dei londinesi Bedford Jezzard. È comunque l’intero turno di campionato a sedimentarsi nella memoria collettiva: 66 reti segnate in 10 incontri. Qualcosa d’inusitato e d’irripetibile. Per la cronaca, ecco tutti i risultati: Blackpool-Chelsea 1-5, Burnley-Manchester United 6-1 (sic!), Fulham-Ipswich Town 10-1, Leicester-Everton 2-0, Liverpool-Stoke 6-1, Nottingham Forest-Sheffield United 3-3, Sheffield Wednesday-Bolton 3-0, West Bromwhich Albion-Tottenham 4-4, West Ham-Blackburn 2-8, Wolverhampton-Aston Villa 3-3.

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7. SHEFFIELD WEDNESDAY-SHEFFIELD UNITED (1979)

Un vero tifoso sarà disposto a seguire la sua squadra del cuore ovunque, in qualsiasi infischiandosene delle avversità. Anche quando fissano il calcio d’inizio alle undici di mattina e i trasporti pubblici funzionano a singhiozzo. Le immagini che arrivano da Hillsborough il 26 dicembre 1979 sono da pelle d’oca: al derby tra Sheffield Wednesday e Sheffield United assistono 49.309 sportivi. È un record per la terza divisione nazionale che resiste tuttora. Il Wednesday, in ritardo di sei punti dalla capolista United, rovescia il pronostico come nessuno aveva preventivato: i rivali sono irrisi con un umiliante 4-0 e i tifosi non si stancano di urlare “Hark now hear, the Wednesday sing, United ran away, and we will laugh, forever more because of Boxing Day”. La partita, passata alla storia come Boxing Day Massacre, lascerà pesanti strascichi allo United che perderà il primato e fallirà il passaggio di categoria. Il Wednesday allenato da Jack Charlton, invece, risorgerà dopo un avvio titubante fino a salire in Second Division.

8. SOUTHAMPTON-CHELSEA (1999)

Gianluca Vialli, allenatore-non-più-giocatore del Chelsea, deve fare parecchie rinunce per la formazione che il 26 dicembre calpesterà l’erba del “The Dell” di Southampton: mancano Zola, il capitano Dennis Wise, il centravanti Chris Sutton e gli infortunati Desailly e Høgh. L’undici titolare è quindi frutto di scelte pressoché obbligate: Ed De Goey in porta, difesa a quattro con il debuttante Emerson Thome, Frank Lebœuf, Albert Ferrer e Celestine Babayaro, in mediana una resistente diga formata da Dan Petrescu, Didier Deschamps, Gustavo Poyet e Roberto Di Matteo con Gabriele Ambrosetti a fare da raccordo con Tore Andre Flo. Non un solo inglese in campo: in 111 anni nessuno aveva mai osato tanto nella terra dei maestri del calcio. La Babele di calciatori farà pure storcere la bocca ai puristi, ma Vialli ha azzeccato la mossa: doppietta dello spilungone norvegese là davanti e vittoria per 2-1. È la globalizzazione, bellezza.

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9. MANCHESTER CITY-HULL CITY (2008)

Gli arabi sono atterrati solo da pochi mesi a Manchester, sponda azzurra, e già non badano a spese: i brasiliani Jô e Robinho sono costati assieme oltre 50 milioni di sterline – inquinare il calciomercato con acquisti a cifre folli, evidentemente, non è un fenomeno recentissimo… -, ma la squadra non è ancora competitiva per ambire al titolo nazionale. Il giorno di Santo Stefano al City of Manchester, diventato la nuova dimora dopo l’addio al vetusto ma glorioso Maine Road, viene a far visita l’Hull City: l’incontro è poco più di una formalità per la squadra di casa, in vantaggio di quattro reti a zero dopo 36 minuti. Nell’intervallo, allora, il tecnico dei gialloneri Phil Brown fa cenno ai giocatori di non imboccare il tunnel degli spogliatoi: li fa sedere in cerchio sul campo di gioco e si lascia andare a un cazziatone proprio sotto gli occhi dei loro sostenitori. Nel secondo tempo, almeno, un gol lo segnano prima di subire il quinto. “Ho pensato che avrebbe tenuto svegli i ragazzi, sembrava che fossero morti”, dichiara Brown nelle interviste post-partita. “I nostri 4mila tifosi meritavano qualche spiegazione per la prestazione nel primo tempo e per me era difficile dargliela dall’interno dello spogliatoio. Dovevamo loro delle scuse”. Accettate.

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10. MANCHESTER UNITED-NEWCASTLE (2012)

Ma quale apocalisse: il 21 dicembre 2012 non si avvera nessuna profezia che preconizzava la fine del creato, o comunque un evento che avrebbe stravolto per sempre il corso della storia. E così Sir Alex Ferguson può tranquillamente proseguire la corsa verso il suo tredicesimo scudetto da allenatore del Manchester United. Con l’avvicinarsi del Natale si appresta così a vivere il suo ultimo Boxing Day sulla panchina dell’Old Trafford piuttosto che sulla poltrona di casa tra l’albero di Natale e il caminetto: a maggio, comunque vada, si ritirerà a vita privata. Il tecnico scozzese mastica nervosamente la sua immancabile gomma: la difesa in maglia rossa fa acqua, ma per tre volte il Manchester United riesce a riacciuffare gli avversari. Nei minuti finali il messicano Javier Hernández sbaglia due facili appoggi di testa prima d’inserirsi con gran tempismo su un cross di Carrick e di bucare Krul in uscita. L’Old Trafford fa festa due volte: la squadra vince in rimonta e porta a sette i punti di vantaggio sulle inseguitrici. Un divario che non verrà più colmato.

Simone Pierotti

Viareggino, classe 1985, collabora dal 2002 con il giornale ‘Il Tirreno’. Laureato in Sports Journalism alla Sheffield Hallam University, è appassionato di calcio e Carnevale e trova nel Torneo di Viareggio, su cui ha recentemente scritto un libro come co-autore, il perfetto connubio. Giornalista pubblicista fumettista (ex) pallanotista, ha recentemente pubblicato l’ebook in inglese “History of water polo at the Olympics”.

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Viareggino, classe 1985, collabora dal 2002 con il giornale ‘Il Tirreno’. Laureato in Sports Journalism alla Sheffield Hallam University, è appassionato di calcio e Carnevale e trova nel Torneo di Viareggio, su cui ha recentemente scritto un libro come co-autore, il perfetto connubio. Giornalista pubblicista fumettista (ex) pallanotista, ha recentemente pubblicato l’ebook in inglese “History of water polo at the Olympics”.