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Americanate, NBA

Kings against the law

di Marco Antonio Munno

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C’era una volta, alle porte degli anni zero, una delle franchigie dal miglior stile di gioco mai visto: lo chiamavano “The Greatest Show on the court”, un passing game illuminato dal talento dei suoi giocatori.

I Sacramento Kings furono fermati solo da una delle combinazioni migliori di sempre di lungo + piccolo, Shaq + Kobe: ma ad una squadra che al suo interno annoverava la classe prima di Jason Williams, poi di Bibby, a contorno dell’asse straordinario del felino Chris Webber, del geniale Divac e del tiratore letale Stojakovic non si poteva non voler bene.

 

Al momento del declino di quel gruppo, tuttavia, son arrivati tempi cupi per i Kings, e da lì anche la loro attitudine è andata via via peggiorando.  Almeno dal punto di vista di chi vi scrive, lo ammettiamo, è difficile trovare qualcuno a cui stia quantomeno simpatica la versione attuale del team a Sacramento. Eppure, da quei periodi ormai lontani non si era mai vista una stagione positiva quanto quella attuale: i Kings sono addirittura in lizza per un posto nei playoff.

 

Kings against the law

La stagione inizia con l’handicap: il playmaker titolare, Darren Collison, viene squalificato per 8 gare dalla lega a causa dell’arresto per violenza domestica avventuro nel maggio 2016.

Al suo posto, come playmaker di riserva, viene ingaggiato Ty Lawson il quale, già due anni fa, non appena i suoi Nuggets al draft scelsero il pariruolo Mudiay, destinato a rappresentare il futuro della franchigia, pronosticò di essere scaricato e a mo’ di battuta indicò, fra un tiro e l’altro di narghilè, proprio i Kings come destinazione:

Diciamo che a Denver avevano le loro buone ragioni per liberarsene: solo due stagioni fa venne arrestato due volte per guida in stato d’ebbrezza, sommandosi agli altri due ricevuti durante la carriera cestistica per lo stesso motivo. Per non citare la causa, poi caduta, per violenza domestica sulla compagna dell’epoca, nel 2013.

Quanto suona ironica la traduzione letterale del cognome in “figlio della legge”?

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Kings against the draft

Non avere un buon rendimento durante la stagione pregiudica la possibilità di avere una scelta alta al draft dell’estate successiva. E c’è da dire che, senza andare troppo indietro nel tempo, negli ultimi quattro anni, visti i piazzamenti, ci sono state svariate possibilità di chiamate che potevano essere di livello:

Nel draft del 2013 viene chiamato come settima scelta Ben McLemore. Talento offensivo puro, un buon prospetto. Dopo 3 stagioni, nella quarta il talento offensivo che incontra il miglior difensore della lega fa questa fine:

Nel draft del 2014, viene chiamato con l’ottava scelta Nik Stauskas. Le telecamere di ESPN, presenti nelle stanze del draft, colgono il deciso presidente nell’atto di annunciare la chiamata:

Il ragazzo è stato mandato dopo un anno ai 76ers, insieme ad altre scelte per convincere gli acquirenti a prenderselo; il presidente ha dichiarato che non avrebbe voluto lui, ma Elfrid Payton, tuttavia davanti alle telecamere si era dovuto fidare del suo gm e sembrare convincente.

Nel draft del 2015 viene chiamato come sesta scelta Willie Cauley-Stein: una stagione dopo già non trova più spazio e si diffondono sovente voci di trades che lo vedono coinvolto.

Nel draft del 2016, a sorpresa viene chiamato come 13esima scelta Georgios Papagiannis, che tutti i pronostici davano selezionato ben più tardi.

Il pariruolo, miglior giocatore della franchigia, DeMarcus Cousins, la prende bene:

Sinora, per il giovane greco, 6 minuti giocati in totale in stagione.

 

Kings against ethics 

In uno spogliatoio perennemente agitato in cui la stella è il volitivo DeMarcus Cousins, l’acquisto estivo con dichiarato scopo di fare da balia a DeMarcus è stato Matt Barnes.

Per chi non avesse presente il tipo, si tratta di uno specialista difensivo, rinomato per i modi sporchi e provocatori, utilizzati a corollario delle proprie abilità con lo scopo di destabilizzare gli avversari:

Solo uno come Kobe poteva avere questa “non” reazione

 

L’ultima del ragazzo prima dell’arrivo a Sacramento era stata la scazzottata con Derek Fisher della scorsa stagione, recapitata a domicilio, dopo aver scoperto che l’ex coach dei New York Knicks frequentava la sua ex moglie senza averglielo detto. Episodio non dimenticato in questa stagione dai tifosi newyorkesi, durante il suo passaggio da avversario nella Grande Mela:

Trattasi sicuramente del momento di massima esaltazione dei tifosi di New York per il passaggio sulla loro panchina di Fisher

 

Per non perdere l’abitudine, proprio dopo questa gara, in un night della città, scazzottata per Barnes con dettagli ancora poco chiari (se non per l’accusa di aver provato a strozzare una ragazza all’interno del club da parte di Matt): a salvare la situazione è intervenuto il pacifico Cousins.

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Kings against cyber fair play

Nell’epoca dei social network intesi come origine principale della comunicazione pubblica, si sprecano messaggi interattivi di sostegno, mobilitazioni a suon di hashtag, collaborazioni telematiche.

I Kings invece han preferito specializzarsi nell’arte del trolling via twitter.

Prima partita della stagione dei nostri; i Phoenix Suns, che li ospitano, propongono l’ovvia reclame per i tifosi di casa:

Tuttavia la vittoria arride agli ospiti, che non contenti aggiungono un pó di pepe:

Anche quando sul campo dei 76ers la condensa ha reso impraticabile il campo, portando allo spostamento della partita, la solidarietá dei Kings è stata questa:

 

 

I Sacramento Kings odiano la progettualità

Vivek Ranadive diventò il nuovo proprietario dei Kings nel 2013, quando il team era già malmesso; la prima mossa fu l’ingaggio di un nuovo coach, Mike Malone, senza avere però in società un general manager. Il quale, quando fu poi ingaggiato (si trattava di Pete D’Alessandro), era in totale disaccordo col coach; fece di tutto per liberarsi di Isaiah Thomas, diventato poi All Star in quel di Boston e poi di Malone, licenziato nell’unico periodo positivo degli ultimi 10 anni, oltre ad esser l’unico ad aver instaurato un buon rapporto con la difficile stella DeMarcus Cousins.

Prendendo al suo posto George Karl, mal sopportato da parecchi giocatori nella sua carriera, e sul quale Cousins stesso si è espresso nei seguenti termini:

Non è un caso che il secondo miglior giocatore del team, Rudy Gay, unico di levatura avvicinabile a Cousins, abbia già dichiarato a inizio stagione di voler uscire a fine stagione dal contratto, con improbabile ritorno a Sacramento.

 

I Sacramento Kings odiano le gerarchie

Vista la mancata esplosione in questi 3 anni di Ben McLemore, dal mercato estivo i Kings hanno firmato il veterano Arron Afflalo come guardia per il quintetto base.

Le prestazioni non hanno convinto coach Joerger, che lo ha messo in panchina abbastanza in fretta e relegato ad un ruolo ridotto. Il ragazzo avrà preso come stimolo la riduzione dello spazio a disposizione, raccogliendo il messaggio del coach? Macchè:

E dopo l’entrata in campo pigra contro i Jazz, direttamente il rifiuto di giocare contro i Rockets.

Più tempo sarà stato a disposizione per Omri Casspi, diventato negli ultimi due anni giocatore solido, in bilico fra quintetto e primo o secondo cambio. Che, col cambio di allenatore, non ha fatto mistero di non gradire il minutaggio ridotto minacciando di andar via.

 

I Sacramento Kings odiano gli arbitri

General manager della franchigia, amministratore unico della sezione cestistica della società, è il già citato Vlade Divac. Ex giocatore, fra le splendide doti offensive e la presenza difensiva, spiccava anche per i non onorevoli flops in cui ingannava gli arbitri: sui contatti sotto canestro, talvolta si lasciava facilmente andare a terra simulando colpi pesanti mai ricevuti.

DeMarcus Cousins, oltre ad aver imparato la lezione del suo predecessore, ha anche voluto elevare l’arte dell’infrazione: quest’anno nella lega è primo assoluto per falli tecnici ricevuti (9) e secondo assoluto per falli commessi (111).

Solo in questa stagione rileviamo come in almeno 3 casi i Kings siano stati graziati da una decisione dubbia degli arbitri che ha alla fine ha consegnato loro la vittoria:

Contro Toronto, il tiro da 3 del pareggio subito viene annullato perchè il tempo non è partito al tocco sulla rimessa di Cousins; viene aggiunto 0.1 di secondo in più e il tiro di Ross considerato fuori tempo massimo, invece di ripetere l’azione

 

Contro Portland, realizzato il canestro del sorpasso, Cousins sputa il paradenti verso la panchina avversaria; riceve il secondo fallo tecnico e conseguente espulsione, poi gli arbitri ci ripensano e lo riammettono in campo

 

Contro Philadelphia, nell’ultima azione difende sul tiro da 3 di Embiid che avrebbe potuto costargli la vittoria; tiene la maglietta del ragazzo che non può saltare, avendo la meglio su Joel non sanzionato dagli arbitri

 

Ma partendo dall’episodio con Portland, oltre alle sanzioni in campo, Cousins è riuscito ad aggiungere solo critica a pioggia sugli arbitraggi nei suoi confronti:

All’ennesimo “Ridiculous” la lega è costretta a chiudergli il microfono

 

I Sacramento Kings odiano i giornalisti

Ad essere onesti, questo punto riguarda DeMarcus Cousins, la stella che in virtù del suo peso specifico condiziona comunque l’intero rapporto coi media della società.

Perchè, insomma, DeMarcus risponde solo ai cronisti con cui ha piacere parlare, ma soprattutto boicotta quelli che non gli vanno a genio.

Ad esempio, ultimamente ce l’ha avuta con Leo Beas, parte del famigerato network di blog TrueHoop della ESPN. Quando Beas ha presenziato alle consuete interviste dopo la gara, Cousins si è rifiutato di rispondere a qualunque domanda dei presenti finché il cronista sgradito non ha tolto le tende.

La stessa tattica è stata usata con il reporter della rivista locale della città, Andy Furillo del Sacramento Bee, reo di aver raccontato la vicenda del night newyorchese di cui sopra; e quando un tipetto di 2 metri e 11 per 122 chili cerca lo scontro fisico, è possibile rivedere il fatto alla luce della consapevolezza di non averlo riportato in modo veritiero.

In pratica, nessuno riesce ad incrociare le simpatie dei Kings. Anzi, forse uno sì.

 

Non sappiamo se ci avete creduto, fatto sta che Babbo Natale, la Linsanity e Mauro Repetto avrebbero dovuto insegnarvi che certi idilli durano molto poco.

“Adoro quel ragazzo, credo abbia grandi possibilità di essere il miglior lungo della Lega… quando mi sarò ritirato”

 

Marco Antonio Munno

Rimbalzo di Gregor Fucka, Jason Kidd guida la transizione, a rimorchio Chris Paul, scarico per Cassano e assist per Montella che realizza.
Mourinho applaude.

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