Crea sito

Articoli Recenti

Pallone, Premier League

10 casi di possibile Giant-killing (ovvero di come Davide non vede l’ora di affrontare Golia in FA Cup)

di Crampi Sportivi

facup

Tentare di dare una definizione al termine “Giant-Killer” è stato (e è tutt’oggi) un onere e un dovere del linguaggio calcistico, il quale, subendo una costante evoluzione, ha assunto tratti universali.

Ma chi è un giant-killer?

Per rispondere alla domanda dovremmo interpellare Ronnie Radford, attaccante dell’Hereford che, in un terzo turno di FA Cup del 1972, stupì l’Inghilterra segnando il gol che mise in ginocchio il ben più quotato Newcastle e regalò ai posteri una delle istantanee più famose della storia di questa coppa, quella del giocatore che festeggia per il campo a pugno chiuso, mentre intorno a lui si creò un’euforia tale da trascinare perfino un poliziotto nel rettangolo di gioco, spronandolo ad unirsi ai festeggiamenti dei supporters.

Una giant-killer è per esempio il Wrexham del 1992 che, in un nuovo scioccante terzo turno di gennaio, rimontò in 180 secondi l’Arsenal e realizzò uno dei più importanti successi del calcio gallese. Una giant-killer è il Leeds United del 2010 che, reduce da anni di oblìo nelle serie minori trascorsi tra amministrazione controllata e una penalizzazione in classifica di -30 punti, tornò ad Old Trafford per la prima volta da nobile decaduta dopo i fasti dei primi anni duemila: seguìto da quasi 10.000 tifosi in trasferta, eliminò il Manchester United di Sir Alex Ferguson e Wayne Rooney per il più improbabile upset della stagione.

Non esiste una definizione unisona di giant killing, ma al popolo del football – per la stragrande maggioranza dei casi composto da gente che si nutre di sogni e di fiabe, da gente che al solo scorrere della sfera che rotola tra i fili d’erba di uno stadio internazionale così come tra le pozzanghere dei campi da periferia si esalta o si dispera – piace pensare che una squadra delle categorie minori, che appartenga ad una o più divisioni inferiori rispetto al team sulla carta più blasonato, giunga al match più importante della propria storia e colga di sorpresa il gigante dormiente, sfiancandolo a tal punto da sconfiggerlo conquistando molto più che un semplice passaggio del turno.

Di formazioni così ne esistono in tutti i campionati, ma se c’è una manifestazione in cui questi miracoli accadano spesso e volentieri, questa è senza ombra di dubbio la F.A. Cup, il torneo nazionale più antico del mondo che, proprio in virtù della sua imprevedibilità che tanto la contraddistingue, viene altresì rappresentata come la “Coppa dei sogni”. Ci siamo innamorati del grande calcio inglese guardandolo in tv, ma la stessa televisione si è in parte accaparrata quel fascino che oltre un secolo di football aveva contribuito a donare: la F.A. Cup, invece, ha vestito i panni del giudice benevolo e ci ha restituito quella magia che, per quanto sempre vissuta davanti ad uno schermo, tanto ci piace da non averne mai abbastanza.

In quale altro evento è possibile vedere una big rischiare la pelle su un campo da 2.000 posti con gente schiacciata a bordo campo e appoggiata sui rami degli alberi per assistere a una partita che, per l’ipotetico e modesto club che veste i panni di underdog, ha il valore della storia e rappresenta l’orgoglio locale? Per Brian Clough, che non riuscì mai ad alzare al cielo il trofeo nel tempio di Wembley, si è trattata di un’ossessione, per noi invece è vita.

Per questo abbiamo deciso di selezionare i dieci possibili giant killing che questo weekend potrebbero salire alla ribalta nazionale, elencando quali di queste potenziali candidate possa effettivamente scombinare le carte degli scommettitori (dalla numero 10, la più improbabile, alla numero 1, quella più “annunciata”). E se sarà così, se assisteremo all’ennesimo episodio di questo appassionante trend, per un volta concedeteci la soddisfazione di dirvi, senza alcuna presunzione ma con la soddisfazione di aver previsto un tale spettacolo: noi ve lo avevamo detto.

10. Chelsea-Peterborough United

La partita con meno margine di sorpresa tra tutte quelle che abbiamo considerato. Il motivo principale, oltre al fattore Stamford Bridge, è che il divario tra il club di Premier League e quello di League One sia ulteriormente ampliato dal momento di forma dei Blues, i quali stanno uccidendo il campionato e sono ben lontani dal rilassarsi anche in una gara che potrebbero giocare con tutta la sufficienza di questo mondo (dubitiamo che uno come Conte possa prendere sotto gamba una sfida del genere).

Occorre ricordare, però, come i londinesi siano stati  umiliati nella loro stessa casa quasi due anni fa, quando Mourinho e i suoi ragazzi sono passati dall’essere in vantaggio per 2-0 sul Bradford City al subire l’epica rimonta dei Bantams per il 2-4 finale. Tuttavia, è davvero difficile che la squadra dell’ex CT italiano ci ricaschi ancora. D’altro canto, il Peterborough di Grant McCann è una formazione giovane come da tradizione recente (l’eta metà si aggira sui 23,5 anni), piena di entusiasmo e di esuberanza, ancora alla ricerca di un sistema di gioco che sappia convertire in gol il proprio potenziale offensivo: allo stato attuale delle cose, pensare che uno come Junior Morais, prelevato appena pochi giorni fa dal St. Albans City (sesta serie), possa avere la meglio su un colosso difensivo come Gary Cahill è chiedere troppo. O forse no?

bradford

9. Liverpool-Plymouth Argyle

I Padri Pellegrini giunsero sani e salvi a Cape Cod, cosa volete che sia l’approdo ad Anfield? L’accoppiamento più interessante è infatti quello che porterà il Plymouth sul campo del Liverpool. Per i ragazzi di Derek Adams non sarà un viaggio premio, ma la chance di Coppa che sulla costa del Devon stanno aspettando da più di trent’anni, e cioè da quando i Pilgrims seppero arrivare fino alla semifinale contro il Watford in quello che resta il massimo risultato raggiunto dalla squadra in F.A. Cup (anno 1984).

Questo è però un altro Plymouth. Da anni il club di Home Park conduce campionati di vertice (assaggiò persino la Championship per più di un’annata), salvo poi alzare bandiera bianca ai play-off, in particolare quelli di League Two. L’anno scorso fu ancora una volta Wembley a risultare indigesto per la Green Army, bloccata proprio nel Tempio del Calcio in occasione della finale contro l’AFC Wimbledon. Messa da parte la delusione, l’Argyle quest’anno ha avuto la forza di ripartire ancora e, soprattutto, si è rifatto il look.

Ha dato l’arrivederci a chi nelle ultimi stagioni ha contribuito a portare in alto il club, e ha dato ulteriore fiducia a gente del calibro di Graham Carey (capace di rifiutare un’importante offerta in Championship rispondendo “no grazie, devo conquistare la League One con il mio Plymouth”), Jordan Slew – attaccante ebono che, prima dei match, non ascolta gangsta rap ma si gasa con la musica classica -, e il portiere Luke McCormick, una carriera da leader quasi spezzata da un tragico incidente in auto in cui, da ubriaco, uccise due bambini che viaggiavano nell’altro mezzo coinvolto, ma che in seguito a quell’episodio ha invece saputo rimettersi i guantoni e riprendersi i colori del club della sua vita. Il vero segreto è stato però confermare lo scozzese Adams in panchina, manager che ha vinto 20 delle ultime 31 partite esterne nelle ultime due stagioni e il cui rendimento continua a migliorare di sabato in sabato. Attento Liverpool, i Pellegrini stanno arrivando: la Mayflower non ha avuto paura dell’Atlantico, figurarsi del Mersey.

8. Millwall-AFC Bournemouth

Ok, ammettiamo che questo incontro possa sembrare più incerto del previsto: il Bournemouth è (per ora) ancora una squadra da basso-media classifica in Premier e giocare nella tana dei Lions potrebbe non essere semplicissimo. Tuttavia crediamo che l’apparente basso lignaggio delle Cherries del mago Eddie Howe (fautore di tutte e tre le promozioni del club dal 2010 ad oggi, quando dall’ultima posizione di League Two e con un serio rischio di bancarotta condusse la società fino al massimo torneo nazionale) sia, più che un punto debole, un vero e proprio elemento su cui fondare la strada verso il successo nel sud-est di Londra.

La maggior parte dei rossoneri proviene dalla Football League dove, rispetto ai valori tattici e tecnici, prevale la fisicità, lo spirito di sacrificio, la corsa (pensiamo a gente come Harry Arter, capitan Simon Francis, Andrew Surman) mentre il reparto di attacco si affida prevalentemente alla rapidità dei suoi interpreti (Jordon Ibe, Joshua King, Junior Stanislas, e Callum Wilson). Il Millwall di Neil Harris sta invece trovando una continuità di risultati che presto potrebbe catapultarlo nella zona play-off di categoria, lì dove l’anno scorso si è concluso il sogno della promozione. Se la difesa tende a concedere oltremodo, d’altro canto le punte Lee Gregory e Steve Morison potrebbero impensierire Boruc e compagnia.

Tuttavia, pur ricordando il recente upset del 2013 in cui i londinesi sconfissero al The Den l’Aston Villa nel quarto turno della competizione, anche questa partita ha il sapore di un esito già scritto: ammettiamo di sbilanciarci molto nel dirlo, ma in cuori nostro sappiamo che il Bournemouth rispolvererà la modalità-Football League e il suo passato da outsider, e per i Lions sarà stato bello anche solo provarci.

millwall

7. Wycombe Wanderers-Stourbridge FC

Comunque andrà ad Adams Park, il vincitore morale di questa FA Cup si chiama Jack Duggan: gioca nello Stourbridge ed è passato in poche ore dall’essere un assistente universitario al “local hero” in virtù del gol contro il Northampton. Duggan lo scorso novembre ha siglato la rete che ha piegato i Cobblers e spedito i piccoli Glassboys (settima serie, club dalla categoria più bassa ancora in corsa) allo storico viaggio verso il Buckinghamshire.

Il bello è che il giovane bomber non si è potuto nemmeno concedere una pinta al pub dopo essersi ritagliato un posto nella storia, poiché il giorno dopo aveva un appuntamento alla Newman University di Birmingham per un lavoro con il suo gruppo di studi. Il suo sogno è infatti diventare un insegnante di letteratura, ma le maggiori soddisfazioni le ha raccolte finora su un campo di calcio, terza occupazione dopo quella sul campo da golf (Jack lavora infatti al bar di uno dei club della zona per pagarsi gli studi). Nella piccola Stourbridge, cittadina di 63.000 abitanti nelle West Midlands famosa per la lavorazione del vetro, ancora non hanno realizzato che quello che stanno assaporando non è un sogno ma la pura (e bellissima) realtà.

Per la sfida contro i Chairboys volevano organizzare una vera invasione, ma i Wanderers hanno concesso soltanto 2.000 biglietti – finiti nel giro di 45 minuti -, lasciando non pochi malumori tra gli away supporters. Ma chissene frega, questa è una data da custodire per sempre: gli altri 2.000 tifosi rimasti senza tagliando hanno comunque deciso che viaggeranno verso Wycombe anche a costo di aspettare fuori dallo stadio, o nei pub, la fine della partita.

Questa è una storia da giant killing, da calcio inglese. Non ci sono grandi possibilità che i Glassboys espugnino il campo di una squadra che ha vinto nove delle ultime dieci gare di League Two e si sta risollevando con il gioco e i risultati da un inizio di stagione disastroso, ma vuoi mettere vivere un pomeriggio così?

stourb

6. Manchester United-Reading

Qui la situazione si fa più interessante. La categoria che distanzia Manchester United e Reading è una sola, il blasone è invece molto di più. Tuttavia, al di là di quanto possa risultare affascinante raccontare del ritorno ad Old Trafford di Jaap Stam, è senz’altro più formativo descrivere in che modo l’ex difensore dei Red Devils ci arrivi da avversario e, per la prima volta, da manager.

Alla sua prima esperienza da guida tecnica, l’olandese sta andando ben oltre le aspettative del club che lo ha ingaggiato soltanto questa estate e il terzo posto in Championship lo conferma: il suo gioco composto da un reiterato e produttivo possesso palla, all’occorrenza tramutabile in veloci fraseggi e scambi di posizione non appena si fiuta la possibilità di far male in aria avversaria, sta facendo dei Royals una delle squadre più efficaci della categoria. Il tridente offensivo composto da Garath McCleary, il veterano Yann Kermogant e Roy Beerens sembra aver trovato la giusta intesa, supportato da un centrocampo tutto muscoli e dinamismo presenziato da Danny Williams e Joey van den Berg, mentre la difesa può contare su un Al-Habsi (proprio lui!) in forma straordinaria.

La strategia del Reading potrebbe innervosire e non poco un Manchester United comunque in forma, ma ancora non del tutto collaudato e terribilmente propenso a perire di giant killing: se si considerano gli ultimi 10 anni di coppe nazionali, i Red Devils sono stati fermati dall’allora compagine di Conference Burton Albion sullo 0-0 e nella stessa stagione hanno ceduto il passo al Southend per 1-0 (2006), mentre nel 2010 e nel 2011 sono rispettivamente stati sconfitti dal Leeds United di League One (1-0) e dal Crystal Palace di Championship (2-1) tra le mura amiche.

Per contro il Reading, nell’annata di grazia del 2011 che ha come unica pecca il k.o. nei play-off contro lo Swansea City, è stato capace di espugnare nella stessa edizione della F.A. Cup West Bromwich (su cui ha avuto la meglio anche l’anno scorso) ed Everton (a Goodison Park). Un anno prima, persino il Liverpool si è dovuto piegare al volere dei Royals, tanto per dire. Serve aggiungere altro o si è capito che questa si tratta di una battaglia più incerta di quello che ci si aspetti?

beckfordutd

5. Brentford-Eastleigh

Da qualche stagione a questa parte la League Two conta un 25° membro, si tratta dell’Eastleigh: club ricco e organizzato fuori, ma ancora incapace di entrare in Football League attraverso il campo. Nonostante nelle ultime stagioni grandi manovre di mercato e bomber del calibro di Matt Tubbs non siano riusciti a portare gli Spitfires nel calcio professionistico, per il secondo anno di fila le maggiori soddisfazioni del club arrivano tramite la F.A. Cup.

Lo scorso anno i ragazzi dell’allora manager Chris Todd seppero arrivare al terzo turno fino al duello contro il Bolton, fermato nel fango del Silverlake, ma poi sornione nel replay di due settimane più tardi. L’urna dello scorso dicembre ha consegnato ancora una formazione di Championship all’Easteleigh, il Brentford, per una gara che si giocherà questa volta con il fattore campo a sfavore. A Griffin Park di Non-League se ne intendono, visto che il trascinatore di questa stagione si chiama Scott Hogan e conta un passato importante nelle lower leagues.

Finora il successo più importante degli Spitfires in Coppa è stato il gentile dono di lasciare il fattore campo al North Leigh nello scorso turno, così da poter concedere il ricavato degli ingressi al più piccolo club. Motivo? Il presidente dell’Eastleigh, Stewart Donald, è il proprietario della compagnia di assicurazioni che sponsorizza il North Leigh. Ma stavolta, nell’impianto londinese delle Bees, famoso per avere un pub ad ogni angolo dello stadio, servirà più di un dono per sperare nel passaggio del turno.

eastleigh

4. Sutton United-AFC Wimbledon

Arrivare in League One, oltre al meritato riconoscimento sportivo che ne deriva, comporta anche una responsabilizzazione del team che viene promosso dalla categoria sottostante: in terza serie sei sì pur sempre un’underdog rispetto ai club di Premier piuttosto che di Championship, ma nel frattempo inizi ad alimentare quella reputazione da “giant” che le squadre semi-professionistiche o dilettanti dalla National League in giù iniziano a modellarti intorno, desiderando batterti per compiere l’impresa da tramandare ai posteri sia a livello nazionale che nel local pub della società.

Tuttavia i Dons, lo sapete, sono tutt’altro che un team qualunque. Sono l’underdog per eccellenza, la fenice che è risorta dalle sue ceneri, una delle storie di football DAVVERO tra le più belle di sempre. Le sei promozioni in 14 anni di neo-storia dopo la rinascita parlano davvero da sé e i progetti che si continuano a fare nel sud-est di Londra lasciano intendere quanto il percorso di incessante crescita della società non possa ritenersi ancora del tutto concluso (tra gli obiettivi off-field, la ricostruzione del nuovo Plough Lane).

Se i gialloblu, però, si sono conquistati nelle annate recenti una reputazione che raccoglie la stima della stragrande maggioranza dei supporter d’oltremanica (e non solo), occorre ricordare che il rischio di incombere in cocenti sconfitte contro formazioni molto più modeste si fa sempre più elevato: nello scorso turno di F.A. Cup, la squadra di Neal Ardley si è salvata addirittura segnando 4 gol negli ultimi dieci minuti di gioco per avere la meglio sul Curzon Ashton di sesta categoria, per gran parte della gara in vantaggio per 3-0 e che rischiato di spezzare questa sorta di incantesimo Dons.

Il terzo round li vedrà affrontare il Sutton United, appena salito in quinta categoria, che ironia della sorte ha rappresentato proprio l’inizio della remarkable rise del nuovo Wimbledon: il 10 luglio del 2002, in un’amichevole estiva giocata nel vicino Gander Green Lane (i due club distano solo pochi chilometri) in preparazione al campionato della Combined Counties Football League (nona serie), i Wombles subirono ben quattro reti dai loro avversari, tutto questo di fronte ad un pubblico comunque festante di quasi 4700 unità. Oggi la situazione si è ovviamente invertita, ed entrambi i club occupano la mid-table dei rispettivi campionati provenendo da un periodo di forma poco esaltante. Vedremo se a prevalere sarà lo spirito di combattimento dello United, o se i Dons riusciranno a vendicarsi della sconfitta inaugurale rimediata all’inizio del loro percorso calcistico, finora costellato soltanto da successi.

wimb

3. Bolton Wanderers-Crystal Palace

Dieci anni fa Kevin Davies gelava l’Allianz Arena con il gol che permetteva al Bolton di fermare il Bayern sul 2-2 a otto minuti dalla fine. Era un match di Coppa Uefa e nella Greater Manchester erano i Wanderers a occupare i cuori dei tifosi dopo i due club della città principale. Le favole non hanno sempre un lieto fine: una decade dopo il Bolton ha lasciato Premier League e Championship, scivolando fino alla League One a causa di una situazione debitoria di 170 milioni di sterline. L’ultima stagione dei Trotters è stata un incubo, con il club costretto a vendere centro sportivo e parcheggi dello stadio pur di tenere in vita le finanze societarie.

Nonostante il passaggio di proprietà, la situazione non è ancora risolta, ma in stagione la squadra di Phil Parkinson conduce ai vertici e nel match di sabato contro il Palace il Macron Stadium ha l’occasione di tornare ad assaggiare il sapore ormai svanito della Premier. L’uomo sul quale si aggrappa il club è Zach Clough, talentuoso nanetto dal cognome pesante cresciuto nell’academy e pieno trascinatore in campo alla pari di Jay Spearing e dell’interessante Josh Vela.

Il Palace, il cui ultimo incontro in F.A. Cup risale alla scorsa finale di Wembley contro il Manchester United, è in crisi (prima) e dopo l’esonero di Alan Pardew, con una striscia di risultati tutt’altro che esaltanti. L’esonero dell’ex manager del Newcastle ha portato Big Sam Allardyce sulla panchina di Selhurst Park, lui che con i Trotters ha scritto pagine importanti ma che, in virtù delle sue dimissioni di qualche mese prima, si è perso la rete di Kevin Davies di cui sopra, lasciandosi scappare uno dei momenti più alti nella storia della società. Basterà questa combinazione di elementi per fermare la voglia di stupire del Bolton, Wanderers di nome e di fatto?

bolton

2. Cambridge United-Leeds United

Nella città in cui ha sede una delle maggiori elite culturali del mondo, abitanti e non sembrano aver finalmente scoperto anche il calcio; non che dalle parti del King’s College il football sia una novità. Un’occasione per saltare alla ribalta nazionale gli U’s l’avevano avuta nella stagione 1983/84, quando in una disastrosa stagione la squadra stabilì il record assoluto di 31 gare senza vittorie, salvo vincere poi l’ultimo appuntamento stagionale contro il Newcastle e privare così a sorpresa i Magpies della promozione in First Division. Quel giorno, sulle tribune dell’Abbey Stadium, c’era anche Nick Hornby, autore di Febbre a 90°.

Negli ultimi trent’anni, all’ombra dell’ateneo più importante d’Europa il pallone non è più rotolato, salvo ricominciare a correre in questa stagione. Strano a dirsi, soprattutto visto il difficile inizio di stagione del club. Con cinque sconfitte nelle prime nove gare nessuno avrebbe scommesso un pound sulla possibilità che il Cambridge potesse andare al di là di una soffertissima salvezza. E invece no, l’appena quarantenne Shaun Derry è rimasto al suo posto, si è rimboccato le maniche e ha fatto resuscitare un gruppo che nel giro di quattro mesi ha saputo portarsi dal 24° posto al 7°, inaugurando il 2017 nella griglia play-off.

Se tutti gli eroi di Cambridge sono gli 88 premi Nobel del calibro di Niels Bohr, John Maynard Keynes e William Wordsworth; i nuovi eroi sul rettangolo da gioco si chiamano Luke Berry – suoi nove degli ultimi 18 gol realizzati -, Uche Ikpeazu, e Will Norris, il portiere che diede vita alla riscossa del club parando tre rigori in due gare nello scorso autunno. Al terzo turno gli U’s ci sono arrivati rifilando quattro schiaffoni al Coventry, e ad attenderli ci sarà invece il miglior Leeds delle ultime stagioni, rigenerato dalla preziosa cura di Garry Monk, il quale come testimonia l’attuale post-season status in Championship sta finalmente riportando i sorrisi ad Elland Road.

L’Abbey Stadium è tornato e riempirsi grazie al bel gioco e ai risultati degli ultimi mesi: per i Whites non sarà per niente facile strappare una qualificazione al prossimo round.

1. Ipswich Town-Lincoln City

Ci sbilanciamo. Vogliamo scommettere fino in fondo che questo incontro apparentemente a senso unico sappia regalare in realtà uno dei più memorabili upsets della stagione: una squadra di Championship (sulla carta da medio-alta classifica, ma di fatto troppo altalenante nel rendimento) che ospita un team che sta dettando legge in National League. Li separano tre divisioni e in teoria persino lo status di un club professionista che sfida uno dilettante – anche se in realtà la quinta serie inglese è ormai per gran parte composta da compagini full-time come lo sono appunto i biancorossi del Lincolnshire – eppure l’esito della gara ha il sapore di essere talmente tanto incerto da sembrarci scontato il risultato che, paradossalmente, scontato non lo è affatto.

Più che sul campo, sarà interessante seguire la partita dal punto di vista dei protagonisti in panchina: Mick McCarthy e Danny Cowley sono nettamente diversi, managers con un background opposto e dalle esperienze tutt’altro che sovrapponibili. Se l’ex CT irlandese risiede ormai da anni nel palcoscenico delle prime due divisioni inglesi ed è considerato uno dei santoni del brit footie, il giovane e competente Cowley è invece uno di quei personaggi che fa dello “started from the bottom” il suo biglietto da visita principale. Insegnante di educazione fisica fino allo scorso anno, insieme al suo assistente e fratello Nicky ha prima portato il Concord Rangers dalla nona alla sesta categoria, sfiorando poi nella scorsa stagione la promozione in Football League con il piccolo e part-time club del Braintree Town (il quale ha concluso il suo campionato in terza posizione in National League, l’highest-ever finish dei suoi 128 anni di storia).

Posto in un contesto più adatto alle sue ambizioni il 37enne non ha perso tempo, trascinando il Lincoln City verso il ritorno in quarta serie per la prima volta dopo cinque anni: a suon di gol Matt Rhead e i suoi compagni di squadra stanno occupando la cima del campionato anche grazie a un ruolino di marcia invidiabile (negli ultimi 14 incontri, soltanto un k.o.). Elencate queste dovute premesse, Portman Road potrebbe non apparire un luogo così sicuro per i padroni di casa. L’invasione dei supporters avversari è stata ampiamente pronosticata, visto che i tremila biglietti originariamente predisposti per loro sono stati acquistati nell’arco di un paio di ore dall’apertura delle prevendite, cosicché da rendere necessari ulteriori mille tickets per sfamare la voglia dei tifosi Imps di assistere ad un “proper” giant killing da parte della loro squadra. I Tractor Boys sono avvisati.

lincolncity

Articolo a cura di Football League Italia

Fabio Marcuzzi – Nato a San Daniele del Friuli nel 1992, laureato in fisioterapia e co-fondatore della pagina Football League Italia, la mia passione per il football d’oltremanica nasce attraverso i videogiochi, Sportitalia, e gli Invincibles del 2004; ma alle star ed ai riflettori dell’attuale Premier League preferisco l’agonismo e le storie che solo le lower leagues possono offrire.

Andrea Dimasi – Giornalista per il quotidiano Bresciaoggi, studente di giurisprudenza e groundhopper certificato. Sono un appassionato di calcio inglese della prima ora e ne scrivo per ukpremier.it e Football League Italia. Appassionato soprattutto degli aspetti economici del calcio, sono l’autore del libro “Old Firm – La battaglia di Glasgow” edito da Urbone Publishing.

Crampi Sportivi

Lo sport raccontato dal divano, Zinedine Zidane e Dennis Rodman a cena dal professor Heidegger.

Latest posts by Crampi Sportivi (see all)

Crampi Sportivi

Lo sport raccontato dal divano, Zinedine Zidane e Dennis Rodman a cena dal professor Heidegger.